venerdì 28 ottobre 2016





Oscillazioni

Forse in fondo,
in fondo a questa sensazione di fame che non è vera fame,
 riesco di nuovo a sentire anche gli altri.
Non riesco mai ad andare a dormire ad un orario decente,
ma forse riesco pian piano a sentire DI NUOVO.
In fondo a tutta la strana vividità della consapevolezza di quanto l'immutabilità sia l'unica vera costante,
in fondo alla terra che trema per ricordarcelo, in fondo a tutte le paure e le paranoie del mutar pelle,
riesco di nuovo a sentire. Non molto ancora, ma abbastanza.
Sento di avere un luogo caldo tranquillo e fermo dentro di me, come una radura in mezzo ad un bosco fitto pieno di rovi. Oscillo. E anche tu ti senti strano. Me l'hai detto oggi. Forse perchè oscilliamo insieme.
...Come diceva la Calabrese?
 "...pensate al terremoto. Pensate che i disturbi fanno parte della salute. Il terremoto è un disturbo della terra che compie un cambiamento e quindi produce.....salute! I movimenti oscillatori della terra e di tutto ciò che ad essa sta sopra, sono un segno di accettazione. Questo è quel che significa essere un pò aria, un pò terra e un pò fuoco. Assorbire i movimenti della terra, non resistergli.
Oscillare significa riprodurre con il movimento, la forma protettrice dell'uovo e del grembo materno.
Ora pensate ad un gesto che fate mille volte al giorno, senza pensarci: camminare
Vuol dire che i vostri piedi -ciò che vi sostiene- si staccano dal suolo e sono per un attimo nel vuoto
per poi tornare verso il suolo.
Ritmicamente. 
Camminare è oscillare.
Camminare è un piccolo terremoto. 
Camminare è forse inutile, brutto o doloroso? 
La mente....mente! Il corpo invece sa già tutto quel che c'è da sapere. 
Il corpo conosce il  ritmo dell'accettazione...." 


domenica 9 ottobre 2016

Pelliccia & scaglie arcobaleno


Poco più di una settimana fa Eta è tornata in Italia come un piccolo tornado nasuto, e così ho rivisto Milano non capacitandomi di come avessi fatto a reggerne i ritmi frenetici per anni, sono rimasta sconvolta dalla metro lilla che va da sola come una zappaterra che non ha mai visto della tecnologia in vita sua, ma sopratutto ho ascoltato di nuovo ( non è mai abbastanza ) la sua voce declamare Felice sul palco del teatro Out Off, in occasione del festival Help Yourself. 


In tutto ciò il Volpesce ( nella sua coloratissima versione a pastelli a olio e pastelli acquerellabili su carta velour ) è infine approdato tra le mie mani. Inizia finalmente a fare ragionevolmente freddo e io sono un miscuglio agrodolce di emozioni diverse. Sia io che il volpesce disegnato siamo in cerca di una nuova tana, di una nuova dimensione e di nuovi spazi. Cambiamo il pelo con il cambiare delle stagioni, e le piccole cose continuano a essere i nostri tesori più ambiti.


sabato 8 ottobre 2016

Adesso è il mare

Jelena, la notizia della tua morte e di quella di Hobbes irrompe nell’ inizio del mio autunno. 
Combacia con il primo freddo e con la prima volta che nell’aria sento odore di fuoco di legna.     
 E così mi ritrovo a disegnare occhi azzurri nel cuore della notte, a piangere, a ricordare, e a passare in bici davanti a casa tua  per lasciare lì davanti un fiore di carta e una candelina, sentendomi scema e stupendomi di quanto fossi vicina. Mi ritrovo a rimpiangere di averti solo sfiorata e di non aver avuto il tempo di scoprirti meglio. E non sono arrabiata per la tua morte, ma sono delusa per tutte le cose che ti hanno portata fin lì, sono delusa perchè il tuo preciso messaggio di aiuto non è arrivato a destinazione ma è stato soltanto fatto rimbalzare un pò, per poi tornarti indietro come un’ eco vuota. 
E a quel punto tu hai fatto ciò che ti è sembrato meglio fare. 
Alla fine morte e amore combaciano,noi lo sappiamo, anche se questo la maggior parte delle persone fa fatica ad accettarlo. Allora io adesso mi sforzo di pensare all’unica cosa davvero davvero importante, ovvero che tu ora sei libera. Che Jelena adesso è il mare.