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sabato 9 marzo 2019

Ode a me stesso

1
Canto me stesso, e celebro me stesso,
E ciò che assumo voi dovete assumere
Perché ogni atomo che mi appartiene appartiene
anche a voi.
Io ozio, ed esorto la mia anima,
Mi chino e indugio ad osservare un filo d'erba estivo.
La mia lingua, ogni atomo di sangue, fatti da questo
suolo, da quest'aria,
Nato qui da genitori nati qui e così i loro padri e così i
padri dei padri,
lo, ora, trentasettenne in perfetta salute, ora
incomincio,
E spero di non cessare che alla morte.
Credi e scuole in sospeso,
Un po' discosto, sazio di ciò che sono, ma mai
dimenticandoli,
Accolgo la natura nel bene e nel male, lascio che parli
a caso,
Senza controllo, con l'energia originale.
2
Case e stanze sono piene di profumi, gli scaffali
affollati di profumi,
Respiro la fragranza, la riconosco e mi piace,
Il distillato potrebbe ubriacare anche me, ma non lo
permetto.
L'atmosfera non è un profumo, non ha il gusto del
distillato, è inodore,
È fatta per la mia bocca, in eterno, ne sono
innamorato,
Andrò sul pendio presso il bosco, sarò senza maschera
e nudo,
Mi struggo dalla voglia di sentirne il contatto.
Il fumo del mio fiato,
Echi, gorgoglii, diffusi bisbigli, radice d'amore,
filamento di seta, inforcatura e viticcio,
Il mio inspirare ed espirare, il pulsare del cuore, il
transitare dell'aria e del sangue attraverso
i polmoni,
Il sentore delle foglie verdi e delle foglie secche, della
spiaggia e degli scogli neri, del fieno nel fienile,
Il suono delle parole eruttate della mia voce
abbandonata ai vortici del vento,
Pochi rapidi baci, pochi abbracci, un tendere a cerchio
di braccia,
Il gioco delle ombre e dei riflessi all'oscillare dei rami
flessuosi,
Il godimento da soli o tra la folla nelle strade, o lungo
i campi o sui fianchi d'una collina,
La sensazione di salute, il vibrare del pieno
mezzogiorno, il canto di me che mi alzo dal letto
e vado incontro al sole.
Hai creduto che mille acri fossero molti? che tutta la
terra fosse molto?
Ti sei esercitato così a lungo per imparare a leggere?
Tanto orgoglio hai sentito perché afferravi il senso dei
poemi?
Fermati con me oggi e questa notte, e ti impadronirai
dell'origine di tutti i poemi,
Ti impadronirai dei beni della terra e del sole (ci sono
ancora milioni di soli),
Non prenderai più le cose di seconda o terza mano, né
guarderai con gli occhi dei morti, ne ti nutrirai di
fantasmi libreschi,
E neppure vedrai attraverso i miei occhi o prenderai
le cose da me,
Ascolterai da ogni parte e le filtrerai da te stesso.
3
Ho udito ciò che i parlatori dicevano, il discorso del
principio e della fine,
Ma io non parlo del principio o della fine.
Non ci fu mai più inizio di quanto ce n'è ora,
Ne più gioventù o vecchiaia di quanta ce n'è ora,
Ne vi sarà più perfezione di quanta ce n'è ora,
Ne più cielo o più inferno di quanto ce n'è ora.
Urgere, urgere, urgere,
Sempre l'urgere procreante del mondo.
Dalla confusa oscurità gli opposti eguali avanzano,
sempre sostanza e accrescimento, e sesso,
E intrecciarsi di identità, e sempre distinzione, sempre
riproduzione.
Elaborare è inutile, dotti e non dotti sentono che è
così.
Sicuri come ciò che è più sicuro, i muri a piombo, ben
connessi, la travatura rinforzata,
Forti come un cavallo, affezionati, tracotanti, elettrici,
Io e questo mistero qui ci ergiamo.
Limpida e dolce è la mia anima, e limpido e dolce è
tutto quello che non è la mia anima.
Se manca uno, mancano entrambi, e il non veduto è
provato dal veduto,
Finché questo non diventi invisibile e debba a sua
volta esser provato.
Ogni età tormenta l'altra mostrando il meglio e
separandolo dal peggio,
Conoscendo la perfetta giustezza e imparzialità delle
cose, mentre quelle discutono sto zitto, e vado a
fare il bagno e ad ammirare me stesso.
Benvenuto ogni mio organo e attributo, e quelli di
ogni uomo onesto e vigoroso,
Non un pollice è da scartare o frazione di pollice, e
niente dev'essere meno familiare del resto.
lo sono pago: vedo, ballo, rido e canto;
E se l'amato compagno di letto che dorme abbracciato
al mio fianco, allo spuntare del giorno si ritira
con passo furtivo,
Lasciandomi cesti di bianchi asciugamani che mi
riempiono la casa con la loro abbondanza,
Dovrò posporre la mia accettazione e comprensione e
gridare ai miei occhi
Che si astengano dopo dal guardare giù per la strada,
E mi mostrino sùbito, calcolato al centesimo,
L 'esatto valore di uno e l'esatto valore di due, e chi è
in vantaggio?
4
La gente che passa e che m'interroga,
Le persone che incontro, gli effetti su di me dei miei
primi anni o del quartiere, della città, della
nazione in cui vivo,
Gli avvenimenti recenti, le scoperte c invenzioni, le
società, gli autori vecchi e nuovi,
Il pranzo, gli abiti, i compagni, il bell'aspetto, i
complimenti, i doveri,
L'indifferenza reale o immaginaria di qualcuno che
amo,
La malattia d'uno dei miei o mia, le malefatte, la
perdita o la penuria di danaro, le depressioni o
l'euforia,
Le battaglie, gli orrori della guerra fratricida., la
febbre delle dubbie notizie, lo spasmo degli
avvenimenti,
Tutto questo mi arriva giorno e notte, e se ne va,
Ma non sono il mio Io.
Separato da ciò che attira e trascina sta quello che io
sono,
Se ne sta divertito, compiacente, compassionevole,
inattivo, unitario,
Guarda dall'alto, è eretto, o appoggia un braccio a un
impalpabile sicuro sostegno,
Con la testa piegata di Iato, curioso di ciò che verrà
dopo,
Dentro e fuori del gioco, osservandolo e
meravigliandosi.
Ripenso ai giorni passati quando mi affaticavo nella
nebbia con linguisti e dialettici,
Non ho battute o argomenti, io testimonio e attendo.
5
Io credo in te anima mia, e l'altro che io sono non
deve umiliarsi
Davanti a te ne tu davanti a lui.
Ozia con me sopra l'erba, rimuovi il groppo dalla
gola,
Io non chiedo parole, né musica, né rime, né
conferenze o patrocini, sia pure i migliori,
Solo la nenia mi appaga, il mormorio della tua voce a
bocca chiusa.
Rammento come una volta in un simile limpido
mattino d'estate noi due giacevamo,
E tu posavi il capo di traverso sui miei fianchi e ti
volgevi a me con tenerezza,
E aperta la camicia sullo sterno, affondasti la lingua
dentro al mio cuore nudo,
E ti stendesti fino a sentire la mia barba, e ti stendesti
fino a trattenermi i piedi.
Rapidamente sorse e si diffuse intorno a me quella
pace e quella conoscenza che oltrepassano ogni
disputa terrestre,
E ora so che la mano di Dio è la promessa della mia,
So che lo spirito di Dio è il fratello del mio spirito,
Che tutti gli uomini nati sono anche fratelli miei, e le
donne sorelle ed amanti,
E che la controd1iglia della creazione è l'amore,
E che sono infinite le foglie dritte o recline nei campi,
E le brune formiche nei piccoli pozzi sotto di loro,
E le croste di muschio del recinto serpeggiante, i
mucchi di sassi, il sambuco, la fitolacca, il
verbasco.
6
Che cos'è l'erba? mi chiese un bambino,
portandomene a piene mani;
Come potevo rispondergli? Non so meglio di lui che
cosa sia.
Suppongo che sia lo stendardo della mia vocazione,
fatto col verde tessuto della speranza.
O forse è il fazzoletto del Signore,
Un ricordo profumato lasciato cadere di proposito,
Con la cifra del proprietario in un angolo sicché
possiamo vederla e domandarci di Chi può essere?
O forse l'erba stessa è un bambino, il bimbo generato
dalla vegetazione.
O un geroglifico uniforme
Che voglia dire, crescendo tanto in ampi spazi che in
strette fasce di terra,
Fra bianchi e gente di colore,
Canachi, Virginiani, Membri del Congresso, gente
comune, io do loro la stessa cosa e li accolgo
nello stesso modo.
E ora mi appare come la bella capigliatura delle
tombe.
Ti userò con gentilezza, erba ricciuta,
Forse traspiri dal petto di giovani uomini,
Che avrei potuto amare, se li asi conosciuti,
Forse provieni da vecchi, o da figli ghermiti appena
fuori dai ventri materni,
Ed ecco, sei tu il ventre materno.
Quest'erba è troppo scura per uscire dal bianco capo
delle nonne,
Più scura della barba scolorita dei vecchi,
È scura per spuntare dal roseo palato delle bocche.
Oh nonostante tutto io sento il parlottio di tante
lingue,
E comprendo che non esce dalle bocche per nulla.
Vorrei poter tradurre gli accenni ai giovani morti, alle
fanciulle,
Gli accenni ai vecchi e alle madri, ai rampolli ghermiti
ai loro ventri.
Che cosa pensate sia avvenuto dei giovani e dei
vecchi?
E che cosa pensate sia avvenuto delle madri e dei
figli?
Vivono e stanno bene in qualche luogo,
Il più minuscolo germoglio ci dimostra che in realtà
non vi è morte,
E che se mai c'è stata conduceva alla vita, e non
aspetta il termine per arrestarla,
E che cessò nell'istante in cui la vita apparve.
Tutto continua e tutto si estende, niente si annienta,
E il morire è diverso da ciò che tutti suppongono, e
ben più fortunato.

Walt Whitman


Brucio!

Sono pura azione in questo momento, in questo periodo.
Faccio molta fatica a fermare il momento, ci riesco a malapena con le fotografie ma tutto scorre così velocemente e ...io stessa sono quello scorrere! Se volete provare a inseguirmi quando queste povere pagine rimangono vuote a lungo, potete frugare sul mio instagram dove è più immediato e più facile buttare il presente, senza tante spieghe perchè le immagini hanno il potere di parlare da sè. Ho anche un secondo account dove ho deciso di raggruppare i miei disegni. Ma adesso scrivo, ne sento il bisogno e riporto storie dalla festa dei folli, dai falò e dalle ceneri alla facciazza degli strati della storia. Sono giorni in cui tutto si intreccia in un balletto storto e perfetto. Di sincronicità al limite del ridicolo, giorni in cui tutto brucia,anche letteralmente, e un pernacchione cosmico fa da eco, e realizzi tra le altre e troppe cose, che quei dolcetti lì di cui ti ingozzi in questo periodo,e che in quanto sborona associ al tuo compleanno , vengono chiamati "lattuge" ma altresì "bugie" e "chiacchere" e a momenti ti vanno di traverso....
Sulla mia pelle arde e si trasforma un simbolo che per tutta la vita mi ricorderà chi e cosa sono. Ogni secondo che passa cambia, muta, entra in me. Ne deriva una gioia selvaggia, una selvaggia frenesia, e al tempo stesso una grande pace, e ne deriverà in seguito una grande forza nei momenti in cui dovrò più che in altri ricordarmene. Quest'anno il falò di Pescarolo ha avuto un valore aggiunto e particolare, la notte prima di incidere così la mia pelle. Quel grande fuoco è stato amore divampante, non solo un rito di primavera, non solo un simbolo o un attributo. No, è stato vera e propria manifestazione biologica di un archetipo. Tangibile, fruibile da tutti i sensi, nessuno escluso. 






lunedì 27 novembre 2017

Garmr racconta....

Ecco cosa succede quando un caro e oscuro amico dai molti e oscuri talenti condivide quest'immagine sulla sua pagina Fb e tu,ovviamente commenti subito...


" Prima del tempo degli uomini vi è stato quello delle radici e degli spiriti, un tempo in cui piccoli e grandi Dèi calpestavano questa nostra terra o nuotavano nei nostri mari, nei nostri fiumi e nei nostri cieli. Al nostro tempo, poco ne sopravvive; scintille, braci accese in rare anime antiche, sopravvissute alle ere dell'umanità; e benché questi siano i tempi della sapienza esatta e luminosa, e dei copiosi frutti dell'ingegno umano, una saggezza diversa si cela ancora nelle ombre; poche anime che vegliano sui molti, tenendo in vita quegli dèi quasi dimenticati senza i quali il mondo dimenticherebbe il valore dei tramonti e del profumo della corteccia. Poche anime antiche, che si nascondono spesso dietro giovani volti dagli occhi di corvo o di volpe..."

Potete ammirare a QUESTA PAGINA parte delle sue incredibili creature.
Ancora mi ricordo quando ne ho viste nascere alcune proprio sotto ai miei occhi....

sabato 21 ottobre 2017

I primi passi della ragazza-cervo e la morte del pioppo nero


Addio mio amato vecchio albero.
Addio al tuo grande tronco verde, metà rugoso e metà liscio e nudo.
Se chiudo gli occhi sento forte e chiaro l'odore della tua corteccia. Polvere e sole.
Ricordo perfettamente la forma dei contorni delle tue foglie.
La tua punta spezzata dal fulmine, la tua sagoma inconfondibilmente alta e assimmetrica, che come un faro mi poteva guidare nei miei viaggi a piedi, nel mare erboso che è la pianura.
Ricordo perfettamente i rossi fiori maschili nonostante la tua età e il tuo stato.
Ricordola neve, la nebbia,o l'aria ondeggiante per il calore dell'estate.
Ti ho fotografato mille volte e disegnato.
Ti ho confidato molto, ti ho bagnato di lacrime, ho spesso trovato rifugio sotto la tua chioma,
appoggiata al tuo tronco ho rubato il primo bacio ad uno degli amori più importanti della mia vita.
Vicino a te ho osservato le cincie, la civetta, la ghiandaia e la lepre. 
Ho trovato le ossa della volpe e della cornacchia.
Ho mangiato le bacche rosse e asprigne del biancospino.
Ti amo come fossi una persona.
E lo so che in fondo non sei sparito davvero....
Grazie per esser stato parte della mia vita fotunata.
Grazie mio amato vecchio albero.

Korppi?
Muistatko rakas vanha poppeli?
Noh....tänään kanssa  peura-tyttö menimme siellä.
Hän oli kanssa huivi ympärillä hänen silmänsä ( Eh!eh!) ja minä olin keskitetty noin hän. Ilman puuttua mutta huolellinen. Niin ei nähnyt....
Oli niin turvallinen.
Otin sen itsestäänselvyytenä: iso vanha poppeli oli tavoitteemme, ja pieni peura-tyttö ei edes tiennyt.
Mutta vanha musta poppeli ei on vielä.
Joku leikkaa se, ja maisema on muuttunut, sen tyhjiö on kuin haava minulle.
Sillä hetkellä olen pysynyt tarpeeksi vahva. Koska ei olin yksin, koska toinen henkilö oli myös tärkeä, ja olin tilassa, ja oli todella selvä minulle että itse asiassa mikään ei ole muuttunut, jos ei puun fyysistä-materiaalinen kuntoa....mutta nyt että olen talossa. Nyt olin surussa, juuri kuten yksi rakas ihminen kuolee. Koska olen niin ihmisen, ja on tuskallinen ja kaunis samaikaisesti.
"Haluatko oppia, Kettu? Taas? Ok, niin ota tämä!" sanoi maailmankaikkeus.
( Maailmankaikkeus on todella hyvä nyrkkilijä,ajoittain!)
 Peura-tyttö on ❤ ja olen iloinen tästä, oli kaunis päivä tänään.
Buonanotte, hyvää yötä!




Si può essere profondamente grati e felici,anche da feriti. Il mio faro dei campi non c'è più. Qualcuno ha tagliato il vecchio pioppo nero che era per me così importante, così caro. Inizialmente, il mio cervello non comprendeva il vuoto nel paesaggio che i miei occhi stavano registrando. "C'è qualcosa che non va, ma cosa? Siamo arrivate, ora ce lo troviamo di fronte, ne sono assolutamentissimamente certa. Guardo meglio...." no. Un gigante di circa 25 metri è davvero svanito nel nulla, e al suo posto c'è solo una piccola catasta di rami tagliati che nemmeno riconosco. Non trovo nemmeno il ceppo, sepolto com'è. E che fine ha fatto il biancospino che cresceva vicino al tronco? Nulla ha più senso a questo mondo. Nulla! Non so se tutti voi potrete capirlo, ma io mi sento esattamente come se fosse morta una persona amata. Nulla di meno di questo. Eppure dentro di me c'è un angolino consapevole che sa che sotto sotto, a parte la forma esteriore, a parte lo spostamento fisico di un po' di materia, non è cambiato niente. E poi è stata una giornata-viaggio importante, a tratti anche molto divertente, e io ne sono sinceramente grata. Questa è l'ennesima ed importante lezione-legnata. E ne faccio già tesoro.

" Agli alberi dimenticati, ai confini delle pianure,
al loro non porre resistenza, 
al loro coraggio, alla pazienza
al loro crescere per cento anni
per dare riparo a una famiglia di gazze.
Al loro esistere soltanto per abbracciare un po’ di più il cielo
E un po’ di più la terra.
Alla loro confidenza con i vermi,
al loro nutrire farfalle
al loro saper distinguere la notte dal giorno,
al ripiegare le foglie, a lasciarle andare.
Non abbattetevi alberi,
se non siete stati scelti per abbellire nessun giardino
o nessun viale,
ma solo per fare ombra alle formiche.
Non fatevi abbattere per qualche libro di poesia,
per qualche fiammifero.
Come se non bastasse il vostro ossigeno,
la vostra silenziosa perfezione. "

( Questa bellissima poesia è di 
Andrea Gruccia Due Marchesedelgrilletto )



martedì 19 settembre 2017

Quando il Corvo compie gli anni

PARTE PRIMA
Ieri era il compleanno del Corvo.
Ieri hai fatto milleeuna cosa, ma ogni tanto il tuo cervello viaggiava nel futuro pensando al viaggio in Finlandia per cui stai raccogliendo i soldi. Ogni tanto ti partiva perfino il monologo interiore in finlandese, mentre dipingevi rami foglie e fiori su un paio di Everlast immacolate.
E poi in un lampo è passata la giornata.
In un lampo sono le 00:57 e tu ti ritrovi a esclamare 
"OHCCAVOLO! IL COMPLEANNO DI KORPPI!"
E così in tempo solo per qualche minuto riesci a fargli gli auguri... 



PARTE SECONDA
Oggi è il giorno dopo il compleanno del Corvo.
In mattinata prendi la tua bicicletta e te ne vai in campagna, per consegnare dei prodotti Yves Rocher alla vicina e dare una controllata alla casa mentre i tuoi ancora non sono rientrati. Il cielo è imbronciato e non si capiscono le sue intenzioni. Ti metti la sciarpa colorata sotto al cappello avvolgendo ciò che ne rimane attorno al collo, e assumendo così le sembianze di una strega campagnola, o al massimo di una gitana sospetta ( tant'è che le occhiate per strada si sprecano....ma ciao anche a voi passanti malfidenti o incuriositi!Io pedalo! Swishhhh! ) e niente, poi arrivi in cascina e si mette a piovere col sole ( sposalizio di volpi!) e mentre ti chini a fare due carezze al gattonero, silenziosamente qualcuno ti sorvola e STOCK! Ti lascia cadere dritta in testa una noce. Fai in tempo a guardarti attorno un po' accigliata e a vedere un corvo che volando si allontana veloce. Ci manca solo che si metta a sghignazzare!!! Eh sì, ancora buon compleanno! Sono contenta che ti siano arrivati gli auguri e ci tenessi a farmelo sapere prima di internet... 😂


PARTE TERZA
In serata si manifesta il primo arcobaleno visto dalla finestra della cucina della nuova casa.
 Il mio primo arcobaleno di città!

mercoledì 16 agosto 2017

Un tesoro a lungo atteso

"Lavare qualcosa è un rito di purificazione senza tempo.                   Non significa soltanto purificare, ma anche,come nel battesimo,immergere,inzuppare,permeare con un numen spirituale e con il mistero. Il rinnovamento,la rivivificazione, avvengono nell'acqua, nella riscoperta di quanto consideriamo vero, di quanto riteniamo sacro."
" Anticamente le ossa erano considerate agenti per richiamare gli spiriti, e i teschi erano la parte più importante. Si credeva che la sapienza speciale e atemporale dei vecchi della comunità o delle creature continuasse a vivere nelle loro ossa dopo la morte. Il teschio è considerato la volta che ospita un resto potente dell'anima di un defunto o di un animale...che su richiesta,può richiamarne l'intero spirito per qualche tempo,onde consultarlo. Facile è immaginare che il Sè-anima viva poprio nella cattedrale ossea della fronte,con gli occhi come finestre,la bocca per porta e le orecchie come imposte."
- C.P. Estés , Donne che corrono coi lupi -


Un tesoro a lungo atteso
 ( cercato in innumerevoli e selvagge passeggiate e mai trovato ) 
che arriva improvvisamente come un dono.
Una paziente pulizia per riportare alla luce l'origine e l'animale.
Come è giusto che sia, porta ancora qualche traccia della storia che l'ha condotto fino a me, 
ma ha affrontato la cura delle mie mani che hanno scavato tolto e sfregato 
e, come se non bastasse, qualche preghiera l'ha attraversato tutto, e c'è stata una certa trepidazione nell'appoggiare le dita in quei solchi, in quei buchi che un tempo erano la dimora di due lucenti occhi d'oro scuro,o dove doveva esserci un naso fremente e attento, o nell'accarezzare piano la fronte...
Gratitudine. Non solo per il tesoro a lungo atteso, ma anche per questi giorni gioiosi e profondi, brevi ma luminosi, quei giorni  che capitano di tanto in tanto, in cui l'ibrido cangiante che siamo si riunisce e così possiamo specchiarci  direttamente l'una negli occhi dell'altra.