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lunedì 20 agosto 2018

<< Pan, il grande, è morto! >>

“...Un grido percorse la tarda antichità:
<< Pan, il grande, è morto! >> narra Plutarco nel Tramonto degli oracoli; tuttavia il detto è divenuto oracolare, fino a significare molte cose per molte persone in molti tempi. Una cosa fu annunciata: la natura era stata privata della sua voce creativa. Essa non era più una forza indipendente e vivente di generatività. Ciò che aveva avuto anima, la perdette; o andò perduta la connessione psichica con la natura. Morto Pan, anche Eco morì; non potemmo più catturare coscienza riflettendo entro i nostri istinti. Questi avevano perduto la loro luce e caddero facilmente nell' ascetismo, seguendo come un gregge senza ribellione istintuale il loro nuovo pastore, Cristo, con i suoi nuovi mezzi di direzione. La natura cessò di parlarci - oppure non fummo più capaci di udirla. La persona di Pan il mediatore, come un etere che avviluppava invisibile tutte le cose naturali di significato personale, di lucentezza, era scomparsa. Le pietre divennero soltanto pietre- gli alberi, alberi; le cose, i luoghi e gli animali non erano più questo Dio o quello, ma diventarono “simboli” o si disse che “appartenevano” a questo o a quel Dio. Quando Pan è vivo allora anche la natura lo è, ed è colma di Dei, talchè lo stridio della civetta è Atena e il mollusco sulla riva è Afrodite. Questi pezzi di natura non sono semplicemente attributi o proprietà. Sono gli Dei nelle loro forme biologiche. E dove trovare gli Dei meglio che nelle cose, nei luoghi e negli animali che essi abitano, e come partecipare ad essi meglio che attraverso le loro concrete rappresentazioni naturali? Ogni cosa che veniva mangiata, odorata, calpestata o spiata era una presenza sensuale dotata di rilevanza archetipica. Una volta che Pan è morto, la natura può essere controllata dalla volontà del nuovo Dio, l'uomo modellato ad immagine di Prometeo o Ercole, che crea da essa e l'inquina senza alcun turbamento morale. ( Ercole, che per primo ripulì il mondo naturale di Pan, combinando l'istinto con la propria forza di volontà, non si fermò per togliere di mezzo le carcasse smembrate lasciate a putrefarsi dopo le sue civilizzatrici imprese creative. Lui si avvia a grandi passi verso la prossima impresa, e verso la pazzia che lo aspetta alla fine). Quando l'umano perde la connessione personale con la natura personificata e l'istinto personificato, l'immagine di Pan e l'immagine del Diavolo si mescolano. Pan non morì mai, dicono i commentatori di Plutarco, egli venne rimosso. Perciò, Pan ancora vive, e non soltanto nell'immaginazione letteraria. Egli vive nel rimosso che ritorna, nelle psicopatologie dell'istinto che si fanno avanti, come indica Roscher, innanzitutto nell'incubo e nelle qualità erotiche, demoniache e paniche ad esso associate. L'incubo quindi offre veramente la chiave per riavvicinare la natura per noi perduta e morta. Nell'incubo la natura rimossa ritorna, così vicina, così reale che non possiamo non reagire ad essa naturalmente,divenendo cioè intensamente fisici, posseduti da Pan, gridando per avere luce, conforto, contatto. La reazione immediata è l'emozione demoniaca. Siamo ricondotti all'istinto dall'istinto.”
 - James Hillman, Saggio su Pan -


sabato 21 ottobre 2017

I primi passi della ragazza-cervo e la morte del pioppo nero


Addio mio amato vecchio albero.
Addio al tuo grande tronco verde, metà rugoso e metà liscio e nudo.
Se chiudo gli occhi sento forte e chiaro l'odore della tua corteccia. Polvere e sole.
Ricordo perfettamente la forma dei contorni delle tue foglie.
La tua punta spezzata dal fulmine, la tua sagoma inconfondibilmente alta e assimmetrica, che come un faro mi poteva guidare nei miei viaggi a piedi, nel mare erboso che è la pianura.
Ricordo perfettamente i rossi fiori maschili nonostante la tua età e il tuo stato.
Ricordola neve, la nebbia,o l'aria ondeggiante per il calore dell'estate.
Ti ho fotografato mille volte e disegnato.
Ti ho confidato molto, ti ho bagnato di lacrime, ho spesso trovato rifugio sotto la tua chioma,
appoggiata al tuo tronco ho rubato il primo bacio ad uno degli amori più importanti della mia vita.
Vicino a te ho osservato le cincie, la civetta, la ghiandaia e la lepre. 
Ho trovato le ossa della volpe e della cornacchia.
Ho mangiato le bacche rosse e asprigne del biancospino.
Ti amo come fossi una persona.
E lo so che in fondo non sei sparito davvero....
Grazie per esser stato parte della mia vita fotunata.
Grazie mio amato vecchio albero.

Korppi?
Muistatko rakas vanha poppeli?
Noh....tänään kanssa  peura-tyttö menimme siellä.
Hän oli kanssa huivi ympärillä hänen silmänsä ( Eh!eh!) ja minä olin keskitetty noin hän. Ilman puuttua mutta huolellinen. Niin ei nähnyt....
Oli niin turvallinen.
Otin sen itsestäänselvyytenä: iso vanha poppeli oli tavoitteemme, ja pieni peura-tyttö ei edes tiennyt.
Mutta vanha musta poppeli ei on vielä.
Joku leikkaa se, ja maisema on muuttunut, sen tyhjiö on kuin haava minulle.
Sillä hetkellä olen pysynyt tarpeeksi vahva. Koska ei olin yksin, koska toinen henkilö oli myös tärkeä, ja olin tilassa, ja oli todella selvä minulle että itse asiassa mikään ei ole muuttunut, jos ei puun fyysistä-materiaalinen kuntoa....mutta nyt että olen talossa. Nyt olin surussa, juuri kuten yksi rakas ihminen kuolee. Koska olen niin ihmisen, ja on tuskallinen ja kaunis samaikaisesti.
"Haluatko oppia, Kettu? Taas? Ok, niin ota tämä!" sanoi maailmankaikkeus.
( Maailmankaikkeus on todella hyvä nyrkkilijä,ajoittain!)
 Peura-tyttö on ❤ ja olen iloinen tästä, oli kaunis päivä tänään.
Buonanotte, hyvää yötä!




Si può essere profondamente grati e felici,anche da feriti. Il mio faro dei campi non c'è più. Qualcuno ha tagliato il vecchio pioppo nero che era per me così importante, così caro. Inizialmente, il mio cervello non comprendeva il vuoto nel paesaggio che i miei occhi stavano registrando. "C'è qualcosa che non va, ma cosa? Siamo arrivate, ora ce lo troviamo di fronte, ne sono assolutamentissimamente certa. Guardo meglio...." no. Un gigante di circa 25 metri è davvero svanito nel nulla, e al suo posto c'è solo una piccola catasta di rami tagliati che nemmeno riconosco. Non trovo nemmeno il ceppo, sepolto com'è. E che fine ha fatto il biancospino che cresceva vicino al tronco? Nulla ha più senso a questo mondo. Nulla! Non so se tutti voi potrete capirlo, ma io mi sento esattamente come se fosse morta una persona amata. Nulla di meno di questo. Eppure dentro di me c'è un angolino consapevole che sa che sotto sotto, a parte la forma esteriore, a parte lo spostamento fisico di un po' di materia, non è cambiato niente. E poi è stata una giornata-viaggio importante, a tratti anche molto divertente, e io ne sono sinceramente grata. Questa è l'ennesima ed importante lezione-legnata. E ne faccio già tesoro.

" Agli alberi dimenticati, ai confini delle pianure,
al loro non porre resistenza, 
al loro coraggio, alla pazienza
al loro crescere per cento anni
per dare riparo a una famiglia di gazze.
Al loro esistere soltanto per abbracciare un po’ di più il cielo
E un po’ di più la terra.
Alla loro confidenza con i vermi,
al loro nutrire farfalle
al loro saper distinguere la notte dal giorno,
al ripiegare le foglie, a lasciarle andare.
Non abbattetevi alberi,
se non siete stati scelti per abbellire nessun giardino
o nessun viale,
ma solo per fare ombra alle formiche.
Non fatevi abbattere per qualche libro di poesia,
per qualche fiammifero.
Come se non bastasse il vostro ossigeno,
la vostra silenziosa perfezione. "

( Questa bellissima poesia è di 
Andrea Gruccia Due Marchesedelgrilletto )



giovedì 2 febbraio 2017

Zampiglia Zamprove

Zampiglia prende forma.
Nella mia mente, dove sono più chiare le sue caratteristiche, e nel mondo"fuori" attraverso i materiali che sto raccogliendo....strumenti musicali coloratissimi e robusti pensati apposta per i bambini, un copricapo di piume, un carillon a forma di volpe, una pallina-sonaglio di gomma, un kazoo, un guanto-zampa pelouche, bolle di sapone......un intero mondo di suoni dolci e buffonerie.
Sicuramente Zampiglia è un clown Augusto e pasticcione, e sicuramente è anche lei come me, un trickster.
Zampiglia è sì un clown, ma è un clown un pò stregone e primitivo!
La domanda che mi sono fatta quindi è la seguente: come e con quali materiali sicuri, materiali che possano entrare in un ospedale,posso darle vita?
In quale borsa metterò il tutto?
Come mi truccherò eventualmente il volto?
Sto facendo le prime prove, e questo è il risultato. 
Devo dire che vedere Zampiglia prendere forma mi esalta non poco.....

Parte dell'armamentario

Facce buffe

domenica 1 gennaio 2017

Ricordo il 2016 come...fosse ieri!


Nel 2016 ...
ho fatto nascere  una farfalla ( ed è successo il giorno del compleanno di mia madre)
mi sono laureata in Terapeutica Artistica, dopo una tesi ed un viaggio indimenticabili in India l'anno prima
ho ricamato con donne di diverse età e culture
 ho fatto i primi due livelli Reiki Shoden e Chuden 
 ho fatto un sacco di laboratori diversi con persone bellissime ( sia co-conduttrici che partecipanti) 
ho ricevuto la mia versione colorata del Volpesce dall'altra metà di me/noi 
sono diventata  Zampiglia, volontaria clown V.I.P Italia 
mi sono fatta 1000 e passa km per i 90anni del nonno 
 ho iniziato a cambiar pelle come ssssuggerisce il mio sssecondo totem,
 ssspezzando ssspirali.... 🐍 

mercoledì 7 dicembre 2016

Posso...

Posso tracciare segni nell'aria per aiutare anche chi è lontano da me...



posso mettere un naso rosso e far in modo che Zampiglia
quella pasticciona, prenda il mio posto per un po'...


posso ricordare benissimo tutti i nomi clown dei miei nuovi compagni di viaggio, e non ricordare quasi per niente i loro nomi di tutti i giorni... ( a proposito: ciao carissimi Brucoblu, Topodidi, Ugolina, Mamibelle, Ziadori, Gongon, Varicella, Batuff, Cirilip, Bradighiro, Edith, Gargoile, Nenny, Gocciola, Dimentichella, Pecchiasale, Gasar, Linus, Gleda, Ticci, Trippy, Raksha, Sirenè, Stuart, Magabletta, Ziiza, e naturalmente Ambaradan che ci hai guidato per tre giorni indimenticabili di risate ed emozioni! ) 


Posso togliere la polvere dalla scatola di legno dei colori da stoffa, e fare in modo che un camice VIP qualsiasi diventi il camice VIP di Zampiglia...



Posso notare come il mio amato totem adori inseguirmi nelle stanze in cui faccio formazione come clown sociale ( prima sotto forma di bellissimo disegno, e poi come targhetta su un condizionatore nella stanza degli allenamenti!!!) 

Posso finire di correggere in tempo un intero romanzo scritto in "Victorese"...
Posso preparami per l'ultimo mercatino dell'anno ( il più magico ) 
e farmi disegnare le pomelle rosse da folletto anche stavolta...



Posso finire di scrivere l'ultima lettera...
Posso pensare che forse....quasi quasi....preparo la valigia!!!

giovedì 7 luglio 2016

Tra 54 giorni è Settembre!

Questa notizia mi riempe disperanza, visto che l'estate italiana non la sopporto granchè.
Ma 54 giorni non sono poi una quantità impossibile,e inoltre sento una grande voglia di spezzare spirali, di cambiare e di evolvere anche se comporta i giusti sacrifici e crea un pò si scossette sismiche 
( di assestamento ) qua e là.
Per questo non farò la valigia e mi godrò due mesi e passa di semi-solitudine altamente selezionata.
Per questo  caccio via  i sensi di colpa inutili ringhinado consapevolezza, e sto cercando di essere onesta il più possibile con la vera me stessa, quella nascosta sotto i condizionamenti.
Per questo, alla fine cerco il dialogo ma rimango irremovibile, e per questo non ho paura di mettere il muso fuori dalla tana, che forse è confortevole ma ormai va allargata perchè ci sto appena. 
Sono o non sono una volpe? A volte serve scavare. 
Sarà un'estate diversa, ma il suo sapore già mi piace.



 Per celebrare questo momento, mi sono regalata un'orchidea phalaenopsis dagli splendidi colori, che per la felicità dell'incontro mi ha già mostrato lo spettacolo del dischiudersi di un bocciolo.

mercoledì 8 giugno 2016

" Appoggia le tue mani, arrenditi e sorridi "



Che io prima o poi dovessi fare l'attivazione Reiki era già scritto nelle mie mani e nella mia indole.
E così quando la fine di Maggio mi ha portato l'occasione giusta e le persone giuste, mi sono subito lasciata trasportare dall'entusiasmo. Ancora una volta ( beh...sono una donna-volpe! ) il Giappone affascinante e prezioso entra nella mia vita!
Ricevere i quattro Reiju èstato un'esperienza bellissima, anche molto molto fisica.
Ad occhi chiusi, mentre l'insegnante gesticolava misteriosamente intorno alla mia testa, potevo sentire il calore delle sue mani anche quando non mi toccavano direttamente, ed un'incredibile sensazione di "tirare in avanti". Dopo il primo l'energia intorno a me era magnetica e densissima, sembrava che l'aria fosse un gigantesco budino invisibile in cui poter far stare in piedi un cucchiaio. E questa massa seguiva i miei movimenti, se muovevo la testa o le braccia si muoveva con me!
Dopo il secondo Reiju il mio corpo ha deciso in maniera pratica, veloce e senza dolore, di liberarsi di tossine e scarti  buttando fuori una materia NERA e orribilmente puzzolente, che nulla aveva a che fare con quello che di solito si lascia nella tazza del water.
Gli altri due Reiju sono stati più tranquilli, ma l'intera esperienza mi ha lasciata come ubriaca per il resto della giornata. Ora sono ancora alle prese con l'auto-trattamento di 21 giorni, in cui si sono manifestati una voglia pazza di starmene tranquilla in silenzio con persone altamente selezionate, un nervosismo e un'energia molto scure e molto femminili, e in forma lieve il caro vecchio fuoco di Sant'Antonio che sempre è dormiente in me. Ero stata avvertita di tutto questo. E la cosa che mi piace tantissimo del Reiki è la sua semplicità.
Non bisogna fare assolutamente niente se non mettere da parte il proprio ego, e lasciare che l'energia fluisca.
Ha tantissimi punti in comune con tutto ciò che finora mi è stato insegnato con saggezza, e mi ci riconosco molto. Riesco a farmi passare il malditesta e lo testerò sui dolori del ciclo. Per ora faccio Reiki alle medicine che mia madre deve prendere per la pressione, alla sua schiena e alla schiena di Victor. Chiunque voglia provare un trattamento è il benvenuto, sarò felicissima di aiutare....è il mio compito! ;))



La mia voglia di starmene per i fatti miei in un posto bello mi ha portata fino a Bobbio, sul fiume Trebbia dove si trova un antico ponte tutto storto e irregolare, che la leggenda dice sia stato costruito dal diavolo in una notte, dopo un accordo preso con il furbo San Colombano, arrivato dall' Irlanda. Ho così passato un bel 2 Giugno tranquillo a stretto contatto con le acque fresche del fiume. Il totem del serpente in questi giorni si fa sempre più presente, ed è presente anche nell'ultima foto qui sotto. Riuscite a scovarlo? ( Si nasconde in un sasso...)





Per quanto riguarda il Reiki, ho trovato anche due validi aiutanti nelle pietre Moqui, pietre molto particolari e potenti provenienti dallo Utah, di cui esistono esemplari femmine, maschi ed ermafroditi. Da poco ho trovato la compagna alla pietra maschile che avevo già. La femmina è quella tonda a sinistra, mentre il maschio è quello simile ad un ufo sulla destra.


Finisco il post con un altro motto Reiki che mi piace molto: "Una tazza di the, una tazza di illuminazione" : significa che quando ci godiamo una tazza di the, la teniamo tra le mani e ne assaporiamo il sapore, siamo concentrati in quel momento piacevole, siamo nel qui e ora, aldilà del mondo complesso delle dualità, tranquilli. Abbiamo dunque la pace della mente e dell'anima, il Satori.

lunedì 16 maggio 2016

Amuleto

 Ingredienti:
 Un vecchio ciondolino-teca trovato ieri in un mercatino svuota-soffitte, Euforbia essiccata per accettare e onorare il dolore, quadrifoglio per la buona sorte,e un dentino di volpe per ricordarmi chi sono.


sabato 9 aprile 2016

Stramba lista pre-Laurea

Confetti rossi,
Duemila DVD,
Pietre dure e sacchetti trasparenti,
Non vedere l'ora di avere tra le mani la tesi rilegata,
Teiere gialle,
Soprabiti grigi,
Spedizioni ( postali ) in perenne attesa,
Luna nuova,
Onde a sorpresa,
Cielo nuvoloso,
Scarpine ricamate....
....e manca meno di una settimana!





( Mi laureo in Terapeutica Artistica
il 15 Aprile insieme alle compagne di viaggio
Alessia Degani e Marta Fabiano.
Accademia di Brera a Milano, 
Aula 39, ore 9:00  
..se volete vedere un pò di coloratissima India fate un salto! )

lunedì 28 marzo 2016

Pasquetta al Carrobbio


Se ancora non sapete cosa fare per Pasquetta e vi trovate nei pressi di Cremona, sappiate che alla Locanda Al Carrobbio ci saranno tante cose: cibo genuino e saporito, il "Green Market" con oggetti vintage e fatti mano ( tra cui le mie creazioni ) e attività per i più piccoli. 

mercoledì 9 marzo 2016

Nel frattempo.....

Non scrivo da quasi un mese. Cosa è successo nel frattempo?
Giusto un paio di cosette....

...è passato un anno dalla mia partenza per Varanasi e quasi ogni giorno sbircio con piacere il diario indiano per ricordare che stavo facendo esattamente 365 giorni fa....



...continuano a intrecciarsi fili musica e colori...


...per "colpa" di Victor mi sono innamorata di Ney Matogrosso ( che a 74 anni di età non smette di essere figo) e della sua voce...



....la sera del mio compleanno è stata di bufera pioggia e vento, passata vicino ad una stufa.....



...ho trovato per terra un coccodrillo di plastica....


...La mia laurea ( e quindi quella di Marta e Alessia che sono venute con me fino in India ) sarà ufficialmente il 15 Aprile....anche se quei simpaticoni di Brera si sono beccati qualche mail rinfresca-memoria per essersi inizialmente dimenticati di inserire il mio nome nel calendario facendomi prendere un colpo...


...Ho una nuova pagina Fb completamente dedicata alle creazioni fatte a mano, bigiotteria e non solo....


....Ho iniziato a vendere prodotti di bellezza Yves Rocher: sono tutti formulati a base vegetale,non contengono nichel, metalli, o componenti animali e anche chi soffre di allergie, dermatiti, problemi di irritazioni o sensibilità più o meno gravi può usarli! Quindi se siete di Cremona e volete dare un'occhiata al catalogo che esce ogni mese potete chiedere a me!

martedì 19 gennaio 2016

Chiara Vigo: storia di un'antico sapere femminile e di un museo da salvare


«Ponente, Levante, Maestro e Grecale
Prendete La mia anima e
Buttatela nel fondale
Che sia la Mia Vita
Per Essere, Pregare e Tessere
Per Ogni Gente
Che da me và e da me viene
Senza Tempo, Senza nome, Senza Colore, Senza Confini,
Senza denaro.
In nome del Leone dell’Anima Mia e
Dello Spirito Eterno. 
Così Sarà.»


Immaginate una donna di 58 anni, volto mediterraneo dai tratti decisi e dall’espressione volitiva, mentre in una notte di primavera inoltrata si immerge al chiarore della luna nelle acque di Sant’Antioco, un’isola nell’isola di Sardegna, collegata alla terraferma da un antico ponte di origine fenicia. Immaginatela mentre lo fa senza usare né bombole da sub né pinne, con la stessa abilità di un pescatore di perle della Polinesia. Siamo a sud-ovest, nella regione del Sulcis-Iglesiente, in un territorio ricco di storia diviso fra il borgo di Sant’Antioco, il più popoloso e sorto sulle rovine dell’antica città fenicio-punica di Sulci, e quello di Calasetta, secondo centro abitato più importante dell’isola, a sua volta circondata da due isolotti disabitati, detti, il più lontano, Il Toro, e il più vicino alla costa, La Vacca, affiancato quest’ultimo da uno scoglio denominato Il Vitello. In queste acque Chiara si immerge a 13 metri di profondità per raccogliere i bruni filamenti prodotti da un mollusco: la Pinna Nobilis. Con essi ottiene quella “seta” del mare che utilizzerà per creare tessuti e ricami, ormai presenti in alcuni dei più importanti musei del mondo; manufatti che, a parte la finezza di ogni dettaglio, hanno la particolarità, se esposti alla luce del sole, di assumere una magica aura dorata. Il filo di bisso sembra infatti giocare con la luce, mostrandosi color bronzo in penombra, color oro se illuminato e quasi invisibile se esposto in controluce.


Chi ha avuto occasione di conoscere Chiara la descrive materna e accogliente e conserva di lei l’immagine di una Penelope dei nostri tempi, intenta al telaio di tipo mesopotamico su cui lavora per portare a compimento quella che per lei è una ‘missione’, e non per ingannare l’attesa di un Ulisse di cui non ha bisogno dato che la protagonista del mito è lei e soltanto lei. Le sue mani, ora lentamente ora velocemente, sfiorano sapienti quella fibra che la tradizione popolare definisce ‘seta marina’ o ‘capelli d’angelo’, ossia quei sottilissimi filamenti che la Pinna Nobilis, la più grande conchiglia del Mediterraneo, produce con estrema lentezza. Questo mollusco è stato dichiarato a rischio di estinzione nel 1992, e quindi protetto, da quando una dissennata pesca a strascico ne aveva messo a repentaglio la sopravvivenza. E’ un bivalve che può superare la lunghezza di un metro e si trova nelle praterie di alga ‘posidonia’ che circondano l’isola di Sant’Antioco dove l’animale è tornato a prosperare grazie a una raccolta del bisso che non prevede più la sua uccisione.


Chiara infatti, nelle sue immersioni si limita a resecare con un piccolo attrezzo tagliente parte di quei filamenti, riportandone a galla poche centinaia di grammi dopo centinaia di immersioni. Pescatrice e vestale di una tradizione di cui custodisce gelosamente i segreti, raccoglie questo regalo del mare generato dal continuo movimento delle valve di un mollusco che nel suo involucro – madreperlaceo all’interno e scabro all’esterno – produce anche fragili perle colorate oltre a celare la ghiandola setacea all’origine dei preziosi filamenti. Ecco come Chiara descrive tale magico processo naturale: “Di tanto in tanto la Pinna secerne una bava a base di cheratina che a contatto con l’esterno si solidifica. Ha l’aspetto di una barba grezza e incolta, ma portata dal buio alla luce si trasforma in bisso, un vello d’oro soffice e biondo con cui venivano tessute e ricamate le vesti pregiate di re e sacerdoti. Ne parla anche la Bibbia che cita il tessuto degli abiti di re Salomone e della regina Ecuba, così come ne ha parlato Aristotele. Più sottile di un capello umano è mille volte più resistente, non si deteriora e non viene attaccato dagli insetti. Gli antichi caldei, egizi, greci, ebrei, lo usavano per creare i loro paramenti sacri”.
L’espressione usata da Chiara “Dal buio alla luce” è anche il titolo di un libro che la giornalista Susanna Lavazza ha scritto al termine di due anni trascorsi al fianco della enigmatica “signora delle acque”. In un’intervista, l’Autrice ha raccontato come sia progressivamente passata da uno stato di iniziale scetticismo rispetto a tutto ciò che aveva sentito dire su Chiara Vigo, ad una illuminante constatazione della veridicità di ogni minimo dettaglio: dalla raccolta del bisso in immersione, nel mese di maggio e con la luna nuova, con indosso una lunga tunica di lino e munita solo d’un paio di occhialini, delle proprie unghie e di un piccolo bisturi, alla necessità di un centinaio di immersioni a 13 metri di profondità per portare in superficie appena 3 etti di filamento grezzo trasformabili in 30 grammi di filo pulito e 18 metri di filo ritorto (è quanto ha impiegato, ad esempio, per realizzare la ‘Natività’ custodita al Museo Pigorini di Roma). Susanna Lavazza è stata anche testimone dei quotidiani momenti che Chiara dedica alla preghiera in riva al mare, all’alba e al tramonto, dei suoi canti in aramaico al cospetto delle onde, delle litanie e dei carmi magici nel misterioso linguaggio del popolo di Nur, plurimillenario abitante dei nuraghi. Ad emergere da questa irripetibile esperienza è un legame inscindibile col mare, elemento di fronte la quale è stata trasmessa a Chiara l’iniziatica arte del bisso: e all’origine di tutto un giuramento fatto sulla riva in cambio dell’acquisizione della “formula segreta della trasformazione”, ossia di quella procedura magistrale che rende malleabile e filabile la bava marina che senza l’arte di un Maestro sarebbe solo un grumo informe di filamenti.


Tutto ciò però ha richiesto delle dure prove preliminari: prove di carattere, di concentrazione, di abilità e di forza; quelle stesse prove che hanno ad esempio permesso a Chiara di resistere alle tentazioni del denaro, come nel caso dei giapponesi che le offrirono due miliardi e mezzo di lire perché vendesse loro “Il Leone delle Donne”, un arazzo ricamato con un bisso pescato da sua nonna nel 1938. “Il bisso – ammette Chiara senza rimpianti – non si può né vendere né comprare, e non soggiace alle leggi di mercato, perché è un bene collettivo: si può solo ricevere o regalare”. Diventare una ‘’vestale’’ del bisso ha però richiesto a Chiara anche l’apprendimento della pesca a mani nude, della estrazione di olii e medicamenti dalle piante, delle 124 tecniche di tintura naturale.


E’ questo dunque il mondo di Chiara Vigo, donna capace d’altro canto anche di vivere con disinvoltura la modernità del presente, gestendo rapporti con le migliaia di persone di tutto il mondo che ogni anno vanno a visitare il suo meraviglioso Museo-laboratorio del Bisso; con gli accademici che da Australia, Usa, Svizzera, Francia, Israele (in particolare rabbini paleografi ed epigrafisti), chiedono di conoscere e studiare la sua affascinante realtà; con gli studenti universitari che scelgono lei e la sua arte quali argomenti delle loro tesi di laurea. Mentre l’Italia nicchia (Chiara Vigo nel 2008 è stata nominata Commendatore della Repubblica ma i nostri connazionali che vanno a visitare il suo laboratorio sono purtroppo la minoranza), all’estero le hanno tributato il Premio ‘Un bosco per Kyoto’ quale riconoscimento per il rispetto dell’ambiente, e al tempo stesso la sua arte nel 2005 è stata dichiarata dall’Unesco ‘Patrimonio Immateriale’ dell’Umanità.
Suoi lavori di tessitura e ricamo sono esposti in musei prestigiosi come il Louvre e il British Museum, mentre una preziosissima cravatta in bisso regalata al presidente statunitense Bill Clinton si trova oggi custodita nel Museo Nazionale di Washington. Grata, ma incurante, di tanta notorietà internazionale, Chiara Vigo – immersa fra gli oggetti del suo laboratorio ospitato in un suggestivo ed austero palazzotto ottocentesco – prosegue in quella missione alla quale si sente predestinata e ricorda ancora una volta come a iniziarla e a formarla in questa mirabile arte sia stata la nonna materna Leonilde Mereu, custode degli antichi segreti della lavorazione del bisso. “Io non me ne ero accorta, mia nonna aveva tessuto dentro di me un arazzo che non si sarebbe disfatto mai”, dice Chiara con emozione. Un rapporto, quello di Chiara con la preziosa fibra, che inizia prestissimo e che la vede già a 4 anni intenta a filare, mentre a 13 è già in grado di manovrare l’enorme telaio per la tessitura.

Il suo museo, il cui ingresso e gratuito, entro un mese rischierà di venir chiuso per volere dell'Amministrazione Comunale. Sostengono che il locale sia inagibile: in realtà il locale è bellissimo e perfetto, molto accogliente e pulito. Non vi sono segni di cedimenti strutturali (come invece sostengono). Non ci si spiega il motivo di questa triste decisione.
 Per cui chiedo a tutti voi:
firmate questa petizione che è stata lanciata on-line da Mariagrazia Cucinotta,
a cui stanno aderendo sia persone famose che persone come me e voi, ma tutte decise a non perdere un patrimonio tanto particolare e importante.
la trovate QUI. 
Qualche secondo del vostro tempo,
la possibilità di visitare ancora il museo del Bisso.