giovedì 3 maggio 2018

Mi vientre


...Utero mío, con tu latido tan amoroso, tan escondido

alegría,calor, entrega, fuego, connesión, generosidad, metamorfosis  ritmos, amor.

Come camminare nel mare. Rotondo come un arancia. Rosso come un bambino con un po' di vergogna.

Ignorado, recuperado... tormenta y calma, calorcito, pasión... es nido, es flor.

Bendición, nido, universo, bienvenida, silencio, abrazo.

Árbol que crece y se abre a la vida, hoguera del sol, océano infinito, mariposas de luz.

Mar de sirenes, escalfor dolça i suau, racó ancestral, casa. [Mar de sirenas, calor dulce y suave, rincón ancestral, casa

Chovejte mě, má matičko, jako míšeňské jablíčko, chovejte mě, má matičko, jako z růže květ.
Až vy si mě vychováte, pak se na mě podíváte... (checo).
[Cuidé de mí, mi querida madre, como de una manzana de Meissen, cuidé de mí, mi querida madre, como de una flor del rosa]






- Nelle foto Il tempio induista di Kamakhya Devi, la dea mestruata -

martedì 1 maggio 2018

Via Dulcia un anno dopo


Oggi è un anno che io e Vic viviamo insieme in questa casa,
oggi è una giornata nuvolosa, ma l'aria è piacevolmente fresca e profumata, piena di storie.
Nelle ultime settimane ho accumulato sulla mia agendina parole e sensazioni, ma poi nessuna è approdata qui. Ho accumulato nuvole azzurrocielo e sbandamenti primaverili che mi hanno portata a macinare chilometri con le mie scarpine di tela ricamate, e le gonne svolazzanti, per poi ritrovare una gradevole tranquillità. 
Dopo un anno abbiamo finalmente una testata del letto in cui ci stanno anche i libri ( altri libri!!! ) e uno specchio in cui vedersi per intero, e naturalmente un gatto! 
Jiji è cresciuto parecchio, ci fa ridere sempre un sacco ed è il furfante di casa. Una panterina allegra.
Nelle ultime settimane ho accumulato anche un sacco di storie a colori durante il mio lavoro ai centri diurni e tra poco arriverà quella fase in cui tutto viene raccolto, ordinato, ritagliato, sistemato e in cui la mia casetta che amo tenere ordinata ( per quanto una vita creativa e un Vic casinista lo consentano... ) sembrerà esplodere di carte, materiali, foto, fogli enormi, colla ecc.... 
Quel momento pre-estivo in cui ti accorgi rimaneggiando tutto, quanto hai in effetti lavorato. 
I ponti festivi del 25 Aprile e ora del primo Maggio, mi rendono un pò letargica ma anche grata. 
Me ne sto qui nel  mio nido addobbato, e ogni tanto vado ad annusare il vento.....



giovedì 8 marzo 2018

" Chiamatemi strega "


 " Non importa chi sono. Non importa come mi chiamo. Potete chiamarmi Strega. Perché tanto la mia natura è quella. Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo. Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell’anima, sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto, sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche, sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie. E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna! Per cui sono Strega. Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale… sono io! Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e … folle ingegnere della mia vita.Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente. Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici. Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro."

- Autore sconosciuto-


sabato 3 marzo 2018

Räntä

Nevica.
Oggi erano fiocchi ampi, larghi, simili a pezzi di cotone sfilacciato.
Ogni tanto qualche amico finlandese mi chiede perchè qui usiamo l'ombrello quando nevica, a loro sembra tanto strano. Il fatto è che tra i mille nomi della neve, quello che userebbero loro per definire la neve italiana potrebbe essere probabilmente "räntä"  cioè quel tipo di neve più bagnata, che già mentre cade un pò si scoglie, inzuppandoci di conseguenza. Stare in questo appartamento mi piace molto, ma sono contenta di andare in cascina domani perchè lì la neve non sarà sporca e ammucchiata come in città, e potremo fare una vera passeggiata bianca. 
Per me questa condizione atmosferica è un pò parte del mio compleanno, che è appena passato nel più delizioso dei modi grazie a Vic e grazie agli amici più cari. L'atmosfera che si viene a creare è fantastica: rende più magico stare fuori di casa e un sacco più confortevole e piacevole stare dentro. 
Con un gattino nero che dorme sul divano o che si produce in concerti sinfonici di fusa estatiche dandoti anche delle affettuose testatine e abbracciandoti la testa con le zampe poi, si possono raggiungere picchi di perfezione e relax davvero niente male. 



Circa un mese fa c'è stato un piccolo terremoto di preoccupazione generale. 
Ora siamo meno preoccupati  ( e più occupati ) e quel mese sembra essere volato via in un attimo.
Sto anche preparando un piccolo pacco per Korppi & Irene ( e facendo aspettare un sacco gli altri corrispondenti con cui c'è un bellissimo scambio di lettere )  cerco di metterci dentro tutto il mio affetto, la mia cura e il mio amore, perchè davvero non so quando potrò rivederli ancora e questo pensiero un pò mi tormenta, è un pensiero di sottofondo costante. C'è un altro pensiero a darmi forza, un pensiero molto più ampio e ragionevole, ma insomma.... se poi mi metto a riguardare le foto con le musiche dei film dello studio Ghibli come sottofondo ciao proprio! Ma anche in questo c'è una soffusa e delicata bellezza e io mi crogiolo nella saudade e nel profumo dolce di imphepho che mi è stato donato per il compleanno...




lunedì 5 febbraio 2018

Come un gatto nero

Oh! Il mio piccolo blog abbandonato ma non dimenticato!
Ormai è da un pò che son tornata dal selvaggio Sud, e mi sono anche portata dietro un nuovo amico.
Ha le vibrisse, gli occhi furbi e le orecchie grandi. Dato che è tutto nero l'ho chiamato Jiji, come il gatto che accompagna la streghetta Kiki in "Kiki consegne a domicilio" il lungometraggio animato di Miyazaki. Jiji è letteralmente la mia ombra, mi segue ovunque e mi dorme perennemente addosso, se non gli do retta mi viene a cercare riempendomi di attenzioni feline, e penso mi abbia scambiato per una specie di mamma-gatta gigante, il chè ovviamente mi lusinga dato che i gatti non fanno mai nulla che non vogliano fare davvero e che quelli di casa Zema seppur affezionati non mi hanno mai "scelta" come umana di riferimento. Finalmente! Anche adesso che scrivo mi ronfa in braccio.



Per il resto sono giornate un pò grigie di freddo, di mostre molto belle tipo quella di Igort che vi consiglio di non perdere se passate da Cremona e amate fumetti e Giappone,


di nuovi laboratori di Terapeutica Artistica in nuovi CDD alla conquista del cremasco, di telefonate, appuntamenti, lettere e dolcetti di carnevale, in assoluto i più fritti dell'anno! Questa cosa del carnevale mi sta un pò sfuggendo in realtà. Anche se ho già fatto fuori un vassoietto di chiacchere, mi rendo conto a stento che è iniziato Febbraio, una parte dei mio orologio interiore si è bloccato appena dopo Capodanno e anche se non è particolarmente freddo, mi sembra che questo inverno abbia la coda lunga.  Forse devo andare di nuovo al falò di Pescarolo per aver l'impressione che stia passando sul serio. Come un desiderio di primavera per le strade della città si sente il meraviglioso profumo del calicanto che traccia per il mio naso una specie di mappa dei luoghi e dei giardini -spesso nascosti- dove sboccia questo fiore dorato dell'inverno. Lo adoro! Nei supermercati stanno comparendo le prime uova di Pasqua e la cosa mi lascia abbastanza sgomenta.
Questo mondo va troppo di fretta. 
Meglio fare come Jiji......

domenica 31 dicembre 2017

Cerchio si apre Cerchio si chiude




Oggi è l'ultimo giorno dell'anno.
Mi piace l'idea di ricominciare da capo, e se da una parte sembra non cambiare niente così da un giorno all'atro, dall'altra questo passaggio è come l'inizio di un cerchio che che prima non c'era e che verrà tracciato pian piano. 
Me ne sto qui ad Armo, e questa mia famiglia numerosa e chiassosa mi da l'opprtunità di distinguere le cose superflue da quelle importanti.
Sono grata per le colline e le montagne che da millenni circondano il paesino, per la fiumara con i suoi misteri e il suo vento che profuma di Sud, per lo spettacolo dello Stretto sempre a portata di sguardo, per le fusa di un minuscolo gattino nero che porterò con me, per il buon cibo, per la compagnia di mio nonno che con ogni suo respiro mi regala l'importanza del qui e ora e per le persone che fino in fondo mi comprendono e mi amano così come sono. Mi impegno a prendere il buono da ogni cosa. Tutto il resto può scivolare via, come ha fatto la pioggia sulle tegole della mia mansarda per quasi tre giorni di fila. 
Buona fine e buon inizio! 



lunedì 27 novembre 2017

Garmr racconta....

Ecco cosa succede quando un caro e oscuro amico dai molti e oscuri talenti condivide quest'immagine sulla sua pagina Fb e tu,ovviamente commenti subito...


" Prima del tempo degli uomini vi è stato quello delle radici e degli spiriti, un tempo in cui piccoli e grandi Dèi calpestavano questa nostra terra o nuotavano nei nostri mari, nei nostri fiumi e nei nostri cieli. Al nostro tempo, poco ne sopravvive; scintille, braci accese in rare anime antiche, sopravvissute alle ere dell'umanità; e benché questi siano i tempi della sapienza esatta e luminosa, e dei copiosi frutti dell'ingegno umano, una saggezza diversa si cela ancora nelle ombre; poche anime che vegliano sui molti, tenendo in vita quegli dèi quasi dimenticati senza i quali il mondo dimenticherebbe il valore dei tramonti e del profumo della corteccia. Poche anime antiche, che si nascondono spesso dietro giovani volti dagli occhi di corvo o di volpe..."

Potete ammirare a QUESTA PAGINA parte delle sue incredibili creature.
Ancora mi ricordo quando ne ho viste nascere alcune proprio sotto ai miei occhi....

Scintilla d'oro

<< Ogni albero ha, sottoterra,una versione primaria di se stesso. Sotto la terra il venerabile albero custodisce "un albero nascosto", ancorato a radici vitali che attingono incessantemente ad acque invisibili. Da queste radici,l'anima nascosta dell'albero spinge l'energia verso l'alto,così che la sua vera e più audace e sapiente natura sbocci in superficie. Così anche la vita di una donna. Come un albero,qualunque sia la sua condizione al di sopra del terreno,smagliante o sofferente...sottoterra vive  "una donna nascosta"  che accudisce la scintilla d'oro,l'energia luminosa, la fonte di spiritualità che mai si spegne. "La donna nascosta" si prodiga sempre per spingere verso l'alto attraverso la terra cieca,per nutrire la sua parte superiore e il suo mondo alla sua portata. I suoi tempi di espansione e reinvenzione dipendono da questo ciclo. Avete mai amato un albero? Se avete mai amato una foresta o un albero,sapete sicuramente che esistono alberi che nonostante siano marciti completamente ingannano tutti - e vivono per raccontare e insegnare i loro grandi ritorni alla vita. Ancora quella scintilla d'oro. >>

<<... Conoscevo uno di quegli alberi in pericolo,era un maestoso pioppo americano. Quella particolare pianta era sopravvissuta,per diverse centinaia di anni, a ogni sorta di malattia,alluvione e temperatura glaciale, e agli attacchi delle termiti.. Ma un giorno dopo essersi distinta nelle battaglie che non aveva ricercato ma che le si erano parate davanti una dopo l'altra, e nonostante resistesse ancora e con fierezza restasse in piedi....ebbene,un giorno fu "scoperta" da un gruppo di uomini armati di seghe e scuri. Fu quindi impietosamente spaccata e abbattuta. E poi, portata via da un grande camion con un fumaiolo nero. E come tante volte accade nella vita di una donna,tutti credevano che fosse stata definitivamente abbattuta, e quella fosse la sua fine. E alcuni,con altre mire per la testa,avrebbero potuto esclamare: " Che liberazione!" Ma...la donna nascosta che accudiva la scintilla d'oro la pensava diversamente....>>

<<...Nell'arco dell'anno,qualcosa cominciò ad accadere al ceppo della grande pianta di pioppo. Di lei rimaneva sul terreno solo una larga base. Il tempo passava e passava. Ad un certo punto...ebbe inizio ciò che io chiamo "un miracolo lento". Dal ceppo piatto del vecchio albero,spuntarono dodici alberelli. Dritti. Robusti. Ondeggianti.Che danzavano in cerchio.In cima al ceppo.Lungo i suoi bordi...dodici alberi danzanti.
I giovani alberi che si innalzarono dal corpo della vecchia pianta di pioppo erano chiaramente suoi figli. Nel mito un simile "albero con i germogli" è talvolta chiamato "albero del cerchio fatato"; spiriti che germogliano da una pianta apparentemente morta...per danzare nella nuova vita di gioia. Le piante non sono seminate. Sono evocazioni. Risorgono, "le tante dall'una",dalla scintilla d'oro. Nel mito greco è Demetra,la madre terra,a morire quando la figlia scompare. Ed è Demetra che torna vigorosamente a vivere quando la figlia le è restituita. Stesso destino per il grande albero: i suoi figli sono nati dalla più vecchia radice paterna; e riportano ancora tutto alla vita. Non a una vita spenta. Auna vita che danza. Questi alberi " che germogliano" esistono in Natura, poichè la nuova vita è conservata nelle radici -anche quando la gran parte della pianta in superficie è stata tagliata,è stata portata via- anche quando la vita di una cosa non è stata trattata con rispetto o generata correttamente-anche quando è circondata da apatia eindifferenza. Anche quando il guscio è stato spaccato e distrutto. Immaginate,da uno spazio vuoto,tornare alla vita con un nuovo virgulto non una,ma tante volte. Incurante di tutte le altre condizioni,sottoterra la donna nascosta custodisce la scintilla d'oro. Ora, in balia dell'irriverenza dei venti,le foglie di questi alberelli alti e graziosi si muovono sempre,parlano sempre con un migliaio di luccicanti sfaccettature verdi. Se questo non è un miracolo,allora non sappiamo nulla dei veri "milagros". Chi può dire che una cosa a noi cara tagliata in mille pezzi sia davvero morta? Se pensiamo a una qualsiasi donna abbattuta,chi potrà mai iniziare a quantificare quale grande vita finirà per sbocciare dai suoi tagli,dalle sue ferite -dall'elettricità spinta verso l'alto dalla sua anima nascosta,da quella scintilla d'oro? Non importa quanto siano profonde le sue spaccature,la sua radice luminosa vive ancora,dona ancora e tenterà sempre di trovare oltre il terreno una vita piena di significato.>>

- Clarissa Pinkola Estes, La danza delle grandi madri-
( Nelle foto, il mio amato vecchio pioppo e i nuovi alberelli che stanno crescendo dal suo tronco tagliato)










lunedì 23 ottobre 2017


Sta succedendo qualcosa di meraviglioso nel mio qui e ora: hanno tagliato il mio albero preferito e ne stanno sgorgando il bello delle persone e svariate poesie. Quando accadono piccole cose del genere, mi ricordo perchè sotto sotto so di non poter fare l'eremita. Ogni tanto l'idea mi balena in testa: "Mobbasta! Mollo tutto e vado a pascolar capre!" Ma poi parte dall'Universo stesso ( che è più trickster di me) un mega pernacchione cosmico che contiene tutto il mio amore per le persone, e non mi resta che sbuffare, alzare gli occhi al cielo e sorridere.
Ecco due poesie che mi sono state donate di recente.

Cit. Hermann Hesse "Il canto degli alberi"

"Per me gli alberi sono sempre stati i predicatori più persuasivi. Li venero quando vivono in popoli e famiglie, in selve e boschi. E li venero ancora di più quando se ne stanno isolati. Sono come uomini solitari. Non come gli eremiti, che se ne sono andati di soppiatto per sfuggire a una debolezza, ma come grandi uomini solitari, come Beethoven e Nietzsche. Tra le loro fronde stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo : realizzare la legge che è insita in loro, portare alla perfezione la propria forma, rappresentare se stessi. Niente è più sacro e più esemplare di un albero bello e forte.

Quando un albero è stato segato e porge al sole la sua nuda ferita mortale, sulla chiara sezione del suo tronco - una lapide sepolcrale – si può leggere tutta la sua storia: negli anelli e nelle con crescenze sono scritte fedelmente tutta la lotta, tutta la sofferenza, tutte le malattie, tutta la felicità e la prosperità, gli anni magri e gli anni floridi, gli assalti sostenuti e le tempeste superate. E ogni contadino sa che il legno più duro e più pregiato ha gli anelli più stretti, che i tronchi più indistruttibili, più robusti, più perfetti, crescono in cima alle montagne, nel perpetuo pericolo,
Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita.

Così parla un albero : in me è celato un seme, una scintilla, un pensiero, io sono vita della vita eterna. Unico è l’esperimento che la madre perenne ha tentato con me, unica la mia forma e la venatura della mia pelle, unico il più piccolo gioco di foglie delle mie fronde e la più piccola cicatrice della mia corteccia. Il mio compito è quello di dar forma e rivelare l’eterno nella sua marcata unicità.
...

La nostalgia di vagare senza meta mi prende il cuore, quando a sera, sento gli alberi stormire nel vento. Se li si ascolta a lungo, in silenzio, anche la nostalgia di vagare rivela appieno il suo significato più profondo. Non è desiderio di scappare via dal dolore, come sembra. E’ nostalgia della propria patria, ricordo della propria madre, struggimento per nuovi simboli di vita. Conduce a casa. Ogni strada conduce a casa, ogni passo è nascita, ogni passo è morte, ogni tomba è madre.

Così sussurra l’albero nella sera, quando abbiamo paura dei nostri pensieri infantili. Gli alberi hanno pensieri duraturi, di lungo respiro, tranquilli, come hanno una vita più lunga della nostra. Sono più saggi di noi finché non li ascoltiamo. Ma quando abbiamo imparato ad ascoltare gli alberi, allora proprio la brevità, la rapidità e la precipitazione infantile dei nostri pensieri acquistano una letizia incomparabile. Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi non desidera più essere un albero. Non desidera essere altro che quello che è. Questa è la patria. Questa è la felicità."

Per Paola che ha visto il paesaggio cambiare.

( un dono di Beatrice Volpi )


Un tempo gli alberi avevano occhi posso giurarlo,
so di certo
che vedevo quando ero albero, ricordo che mi stupivano
le strane ali degli uccelli
che mi sfrecciavano davanti, ma se gli uccelli sospettassero
i miei occhi, questo non lo ricordo più.
Invano ora cerco gli occhi degli alberi.
Forse non li vedo
perché albero non sono più,
o forse sono scivolata lungo le radici nella terra,
o forse,
chissà,
solo a me m’era parso
e gli alberi sono ciechi da sempre.
Ma allora perchè quando mi avvicino
Sento che
Mi seguono con gli sguardi,
in un modo che conosco,
perché quando stormiscono e occhieggiano
con le loro mille palpebre
ho voglia di gridare
Cosa avete visto?....

Ana Blandiana, poetessa rumena.

( Un dono di Pinco Pallina )