lunedì 9 gennaio 2017

Western armoto

Se l'asino raglia tre volte è segno che devi svegliarti,
e mentre la campana suona a morto e devi prepararti a ripartire.
La campana del paese la si sente suonare a morto sempre tre volte di seguito, come il raglio dell'asino.

domenica 8 gennaio 2017

Matilde


Di arcobaleni, neve e compleanni

In questi primi giorni dell'anno il tempo atmosferico ha dato spettacolo:
 pioggia, un arcobaleno,neve tonda, grandine e neve....e tutto con il sole!




Il giorno dell' epifania, compleanno del nonno che porta splendidamente i suoi 90 anni, tutte le colline dei dintorni, e pure quelle della Sicilia dall'altra parte erano imbiancate da un sottile strato di neve, simile a zucchero a velo, e così anche le vie del paese percorse dal vento: uno spettacolo, che da queste parti non si vede spesso. Ora i giorni scivolano verso una nuova partenza, nuovi arrivederci, e nuovi ritorni...








venerdì 6 gennaio 2017

ἐπιφάνεια, epifàneia


Il termine deriva dal greco antico, verbo ἐπιφαίνω, epifàino (che significa "mi rendo manifesto"), dal sostantivo femminile ἐπιφάνεια, epifàneia (manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina) e in questo modo veniva già utilizzato dagli antichi greci per indicare l'azione o la manifestazione di una qualsiasi divinità (mediante miracoli, visioni, segni, ecc..)
Per noi è ormai il giorno della "Befana". Come ogni dea di aspetto femminile che non sia etereo e obbediente, questa è l'ennesima figura "streghizzata" nella nostra mitologia, ma che cela dietro di sè significati ben interessanti.
Il suo giorno è collocato al termine delle 12 (o 13 a seconda dei punti di vista) notti sante che corrono da Natale a, appunto, Epifania. 
E' la chiusura di un periodo di transizione, dove il vecchio tocca il nuovo e i veli tra i mondi si fanno sottili. Nell'analizzare ciò che è trascorso e trarne lezioni, si procede anche a fare predizioni per il nuovo anno. 
Ed ecco la figura della Befana. Una Dea dell'Inverno, Vecchia, molto vecchia a simboleggiare ciò che finisce. La Ruota che seguo è in piena stagione dell'aria e sta a pennello con l'immagine della Befana volante sulla scopa. La scopa simboleggia lo spazzare, il rinnovare. E' simbolo utilizzato anche per Samhain per le medesime ragioni.
Il suo volare è il muoversi sopra i campi, portando fertilità e i nuovi semi/doni per il futuro, semi che dipendono dal lavoro nell'anno trascorso. Il vecchio che continua nel nuovo.
Anche il carbone, che maliziosamente abbiamo demonizzato come "punizione per bimbi cattivi" ha tutt'altro simbolismo: trattasi delle braci del suo falò, il falò che è sopravvissuto soprattutto nel nord italia come "brusar la vecia", tristemente ed erroneamente confuso da alcuni con una rievocazione di un processo di stregoneria (di fatto in questo modo da alcuni presentato ufficialmente). 
Il falò è la vecchia che, come una fenice, brucia per rinascere. E' la vecchia che rinasce "sempre vergine", di nuovo fanciulla, per iniziare il nuovo ciclo.
Ecco che il carbone è un dono del vecchio anno da riportare nel nuovo anno, che poi confluirà nel nuovo falò in un ciclo continuo di morte e rinascita.
Nei doni delle calze continua la tradizione del suo essere dispensatrice di beni.


domenica 1 gennaio 2017

Ricordo il 2016 come...fosse ieri!


Nel 2016 ...
ho fatto nascere  una farfalla ( ed è successo il giorno del compleanno di mia madre)
mi sono laureata in Terapeutica Artistica, dopo una tesi ed un viaggio indimenticabili in India l'anno prima
ho ricamato con donne di diverse età e culture
 ho fatto i primi due livelli Reiki Shoden e Chuden 
 ho fatto un sacco di laboratori diversi con persone bellissime ( sia co-conduttrici che partecipanti) 
ho ricevuto la mia versione colorata del Volpesce dall'altra metà di me/noi 
sono diventata  Zampiglia, volontaria clown V.I.P Italia 
mi sono fatta 1000 e passa km per i 90anni del nonno 
 ho iniziato a cambiar pelle come ssssuggerisce il mio sssecondo totem,
 ssspezzando ssspirali.... 🐍 

domenica 25 dicembre 2016

24 / 12


Seduta al sole su un balcone al quarto piano,
il 24 Dicembre dopo pranzo
circondata dal mare e amorevolmente circondata
dal blu, dall'azzurro e dal bianco del grande vulcano innevato, aldilà dell'acqua.

25 / 12


L'ho rifatto, è successo di nuovo.
Complice la musica dei Bizantina, nel sole del mattino mi si è infiammato per un attimo il sangue,
ho rovesciato indietro la testa e una risata selvaggia ha preso forma nella mia gola.
Le campane della piccola chiesa fanno un frastuono infernale e la gente accorre, così è pieno di voci fuori dalla mia finestra. Voci di uomini,che parlano in dialetto, rumore di passi.
Ma il Sole ha già vinto e gli strati sovrapposti non ingannano il fiuto della volpe, ed essa sa che quegli strati non sono che illusione, ed il suo cuore è pieno di gratitudine e fuoco.

mercoledì 21 dicembre 2016

To jìrimma - Il ritorno



Scrivo finalmente, e lo faccio dal mio nido sul tetto, la mia piccola soffitta in questo piccolo paesino di 250 anime, quasi tutte  imparentate. Scrivo tra tegole rosse macchiate di licheni e il riflesso delle finestre illuminate della chiesa. La minuscola piazza, palcoscenico di matrimoni e funerali è lì di fronte. " A ruga da cresia" come dicono in dialetto, che è imparentato anche lui con il grecanico.





Accompagnati da un vento fortissimo che quasi spostava il nostro vecchio camper,
abbiamo trovato la via del ritorno anche stavolta.
Abbiamo rivisto il mare e incontrato di nuovo gli occhi dei nostri cari,
la gatta dal pelo marmorizzato che avevamo accudito, curato e adottato ( o forse solo pensato e creduto di adottare ) una volta riviste le stradine natie, ci ha ringraziato di cuore preferendo tornare alla sua vita randagia, e ha fatto perdere ogni traccia di sè.
Ieri è stata una giornata di pioggia e vento, un vento forte di Scirocco che faceva vibrare i vetri e ululava tra le lamiere dei terrazzini, incessantemente, buttando l'acqua a secchiate sulle facciate delle case.
Ha anche piovuto con il sole, come per un matrimonio di volpi.



Oggi il cielo era ancora coperto di nubi, ma meno lacrimoso e sopratutto, il vento è caduto.
Così mi sono spinta sotto al paese, lì dove si trovano orti e giardini e dove scorre veloce la fiumara che in questa stagione è ricca di acqua e di voce, a differenza di com'è in estate quando tutto è secco e riarso, la terra si crepa,e il verbasco innalza i suoi fiori gialli sui lunghissimi steli.




Dopo aver salutato una vecchia amica dalle orecchie tonde e il muso sporgente


sono poi risalita fino all'antica grotta del Santo eremita Arsenio, un basiliano vissuto nel IX secolo, e che alla tenera età di quindici anni si dedicò ad un rigido misticismo, secondo le regole degli asceti greci di Calabria, e diventò monaco. Come ogni trickster che si rispetti, ho ignorato e aggirato il divieto, ossia la corda tesa all'ingresso della spelonca per proteggere il luogo sacro dall'invadenza dei visitatori estivi, e mi sono seduta all'interno, su uno spuntone di pietra levigato dal tempo e dal mare di milioni di anni fa.
Ogni volta che mi trovo in quel luogo, mi ritrovo a immaginare e a cercare di indovinare dove questo sant'uomo e il suo discepolo e bios Elia lo speleota, tenessero i loro giacigli, o in quale punto veniva acceso il fuoco. Provo a immaginare come doveva essere la notte, e mi piace pensare che quella fessura di roccia e i profili delle colline al di fuori, più antiche sia di me che di loro,siano gli stessi che anch'essi guardavano.





Ho tracciato il simbolo di protezione Zui-un verso le quattro direzioni intorno a me e sono rimasta lì un pò a meditare e a concedermi un buon auto-trattamento Reiki. Attorno a me la quiete del dolce inverno mediterraneo e il via vai di codirossi e pettirossi con il loro cinguettio a intermittenza, e dentro di me un gran senso di pace, comunione con la terra, e gratitudine...quanto è lontano tutto questo dalla frenesia del moderno Natale. Quanta ricchezza inestimabile è racchiusa nella semplicità.
Il santo eremita lo sapeva bene, e spero non se ne abbia a male se ogni tanto anche io trovo rifugio nella sua grotta. Quando sono uscita da lì, la luce ha colpito un poco i miei occhi e ho ripreso il sentiero per il paese, incontrando vecchi muri disabitati fatta eccezione per qualche fantasma, e fiori di borragine del blu più splendente.



E per finire in bellezza le giornate del mio ritorno e non perdere l'atmosfera, non posso mai mancare l'appuntamento delle 23:40 con  Ombre radio e l'amata voce di Vinicio Capossela:  Per parlare con le ombre del regno dei morti a Ulisse viene detto di scavare la terra e offrire del sangue.
Da quel sangue prende corpo la voce, la voce di un ombra, Tiresia, e la divinazione e la conoscenza…Restiamo al riparo dalla conoscenza fino a che non chiediamo, ma non dopo. 
Queste puntate sono una specie di viaggio tra le ombre della "stagione intercalare”, la strettoia di clessidra in cui passa l’anno. Sono ombre dei morti, che parlano a mezzo di un sacrificio .. abbiamo sacrificato, sottratto all’uso, intere parti di noi, sedimentate però nell’inconscio collettivo dove ancora abita il licantropo, il mannaro, Erode, il pastore, la stella, gli animali parlanti, tutto quello che da una forma e una misura alla nostra angoscia della presenza sulla terra....

mercoledì 14 dicembre 2016

I stratìa - Il viaggio

Le valigie sono chiuse,
mancano ancora poche cose e l'atmosfera del viaggio imminente aleggia per la casa che rimarrà spenta e vuota per quasi un mese.
Questo viaggio che faccio da sempre, che non facevo da un po'.
Questo viaggio che un po' odio, ma che adesso sotto sotto mi manca, e ho voglia di rifare.
Questa traversata con i suoi paesaggi, le sue montagne e il mare alla fine ( perchè quando vedi il mare e la costa della Sicilia spuntare da una curva che sembra sospesa nel nulla, sai che ormai sei vicino alla meta.)
L'autostrada, i TIR, le luci, l'odore inconfondibile degli autogrill ( un misto di caffè, brioches calde e sevizi igienici a volte pulitissimi, a volte sordidi, moderni oppure vecchi ) gli accenti e le parlate che cambiano man mano, le aree di sosta che scendendo diventano sempre più rare, gli oleandri che separano le corsie, le gallerie, qualche scorcio di vita altrui sbirciato da qualche finestra nel giro di un breve istante, il tempo atmosferico che a volte regala sorprese come un arcobaleno improvviso, o il fenomeno della fata Morgana ( quella volta fu memorabile! ) 
Vivo tutto questo praticamente da sempre, e forse questa sarà una delle ultime volte,
quantomeno in questo modo.
Questo viaggio che facciamo per raggiungere le nostre radici, la nostra famiglia, un pezzetto di cuore.
Le valigie sono chiuse,
mancano ancora poche cose....