giovedì 23 marzo 2017

La parola STREGA, un altro sguardo,e altre meraviglie

E ancora parole adatte....mi stanno piovendo da ovunque! GRAZIE UNIVERSO che in questi giorni pazzi di zolle che si aprono, mi risparmi la fatica grandissima di cercare le parole adatte dentro me, e me le fai trovare così già pronte,sparse come un sentierino di ciottoli, come un rametto piegato in un certo modo, come segnali, facendomi emozionare per il riconoscimento! E qui tiro le pinne fortissimo sempre a Eta ( Eta Eta Eta Direte voi! Ma insomma con questa Eta!) Ma scusate, devo proprio farlo perchè è grazie alla mia compagna di magie se la parola STREGA ora la posso utilizzare - in italiano- senza sentirmi fuori luogo a causa degli equivoci storici,dello stigma, o senza macchiarmi di New age. 
( Anche se per l'abitudine di anni non la uso quasi mai comunque...però so che potrei farlo, che dietro ci sarebbero valide argomentazioni e motivazioni,ed è già qualcosa!) Ecco quindi, vi presento Mauro e poi vi lascio alle sue parole:

MAURO VILLONE
Nato a Torino nel 1958. Fotoreporter e scrittore. Vive e lavora tra Torino, Rio de Janeiro e in
viaggio. Dopo gli studi in Scienze della Terra ha approfondito, attraverso numerosi workshop e
seminari, il tema della comunicazione sociale e interpersonale per poi lavorare nel settore
pubblicitario per 10 anni. Oggi dirige la ONG Para Ti a Rio de Janeiro. Realizza ricerche in Brasile e altre parti del mondo sui temi delle culture indigene e della spiritualità. Tiene un blog su IlFatto Quotidiano on-line e scrive sul portale Karma News. Ha un blog personale: 

"STREGA. Dal Dizionario socio-antropologico Villone-Urani. Lat. Strix (nom.), strigis (gen.), strige (abl.). Donna dotata di enorme potere, acquisito seguendo determinate pratiche e discipline. Tale enorme potere si espleta con lo sguardo, il soffio, il tocco, il respiro, la risata, posture del corpo, malie sessuali, uso di erbe, piante, pigmenti, semi e minerali, cerimonie del fuoco, dell'aria e dell'acqua, canti, danze, versi e fischi.
Molte donne si ritengono streghe, per il semplice fatto di essere donne e di avere certe idee, ma in realtà sono pochissime quelle che intraprendono veramente il cammino e solo alcune quelle che riescono davvero ad arrivare "dall'altra parte". Diventare una strega è vicino all'impossibile, richiedendo totale abnegazione e la capacità di affrontare qualsiasi cosa come se fosse l'ultima, su un cammino che sembra invece non avere MAI fine. Una strega è capace di provare gioia e meraviglia con qualsiasi cosa e, al tempo stesso, può essere testimone dell'orrore in persona e continuare ad amare senza condizioni, nonostante tutto. Una strega sa affrontare la più profonda sofferenza come l'estasti più sublime, un giaguaro come uno scoiattolo, senza batter ciglio. Perché sa che la sua vera arte è essere Signora della Cura come del Dolore. L'utilizzo di questo enorme potere a fin di bene o fin di male dipende solo dal cuore della strega. Ma non ci saranno problemi se, doveste incontrarne una, la rispetterete senza condizioni."


"Wise woman" di Rafael Gallardo


mercoledì 22 marzo 2017

Altre parole sincroniche




"Quando la sorgente esce traboccante dal cuore...
Scintille di estasi t invadono raggianti...
Le emozioni si espandono in tutto ciò che tu sei...
Si propagano...
Dolci lacrime.....
Perché senti l Energia dell Amore immensa ...come Ancestrali indescrivibili sapori ....riempirti del tutto...
Quel tutto che ti rende consapevolezza ...
Quel tutto nel quale non serve più nulla....
Quando lo Spirito ti culla e si fa Fonte....
Non c è più neppure bisogno di leggere libri ..o praticare riti o preghiere....
Tu diventi preghiera....e tutto si muoverà dall interno all esterno.....
Fluente....
Leggero......
Non ci sarà più nessuna Domanda ...
Che alberghera'..
Nella tua mente....
Vivrai per l Essenza che eri destinato ...
Avrai compreso la grande ragione ...
Che si cela dietro alla tua Morte ...e alla Tua Nascita...."





sabato 4 marzo 2017

Tramonto



In bilico sul tramonto, nel bel mezzo del cambiamento. Negli ultimi giorni ci sono dubbi, speranze, confusione, polvere e qualche crepa nei muri che mi si infila nei sogni. Ma anche dell'ottimo chai bollente, come quello che bevevo a Varanasi.


mercoledì 1 marzo 2017

( Eugène Grasset )

martedì 28 febbraio 2017

Compleanno di fuoco


Quest'anno il mio compleanno combacia, oltre che con il Kalevan päivä, il giorno in cui la Finlandia festeggia il proprio poema epico nazionale e la propria mitologia, con il Martedì grasso, la fine del Carnevale e con il falò di Pescarolo, per l'esattezza il 351esimo!
Non avrei potuto festeggiare in modo migliore, e sì...ho fatto i tre giri rituali, in senso antiorario tra le scintille e le braci anche perchè un pizzico di fortuna in questo periodo di cambiamenti, è certamente gradito!
Grazie a tutti gli amici che sono venuti a trovarmi e si sono gioiosamente affumicati con me, e anche a chi era lontano ma comunque presente!









Questi sono alcuni dei regalini che ho ricevuto, oggettini e immagini. Il dono più atteso è in viaggio e ve lo svelerò quando finalmente arriverà.....

mercoledì 8 febbraio 2017

Rosso Febbraio





Un Febbraio di fuoco e fiammelle,
di spire serpentine e risate amorevolmente beffarde,
di richiami,
di sincronicità e ricerca,
di ritrovamenti e appartenenza,
di ordine profondo nel disordine superficiale,
di voglia di primavera,
di cambiamento imminente e colori...




giovedì 2 febbraio 2017

Zampiglia Zamprove

Zampiglia prende forma.
Nella mia mente, dove sono più chiare le sue caratteristiche, e nel mondo"fuori" attraverso i materiali che sto raccogliendo....strumenti musicali coloratissimi e robusti pensati apposta per i bambini, un copricapo di piume, un carillon a forma di volpe, una pallina-sonaglio di gomma, un kazoo, un guanto-zampa pelouche, bolle di sapone......un intero mondo di suoni dolci e buffonerie.
Sicuramente Zampiglia è un clown Augusto e pasticcione, e sicuramente è anche lei come me, un trickster.
Zampiglia è sì un clown, ma è un clown un pò stregone e primitivo!
La domanda che mi sono fatta quindi è la seguente: come e con quali materiali sicuri, materiali che possano entrare in un ospedale,posso darle vita?
In quale borsa metterò il tutto?
Come mi truccherò eventualmente il volto?
Sto facendo le prime prove, e questo è il risultato. 
Devo dire che vedere Zampiglia prendere forma mi esalta non poco.....

Parte dell'armamentario

Facce buffe

La strega dei boschi


Simona Kossak (1943 – 2007), polacca, era una scienziata, un’ecologista che ha lottato per la protezione delle più antiche foreste d’Europa, una documentarista pluripremiata e una conduttrice radiofonica, nonché una zoopsicologa. Per più di trent’anni ha vissuto in una capanna nella foresta di Białowieża, senza elettricità o accesso all’acqua corrente. La chiamavano strega, perché parlava con gli animali, aveva allestito un rifugio per loro e uno studio veterinario per curarli: una lince dormiva nel suo letto e una femmina di cinghiale, Żabka, visse con lei per 17 anni; allevò una cucciolata di cervi che la ritenevano la loro madre e strinse amicizia con il famoso corvo-terrorista che faceva dispetti a tutto il mondo, fuorché a lei.

I brani seguenti sono tratti dal libro di Anna Kamińska “Simona. Opowieść o niezwyczajnym życiu Simony Kossak”, uscito nel luglio 2015. Le immagini sono di Lech Wilczek.

“La gente chiamava il corvo un villano domestico e un ladro. Terrorizzò metà dell’area di Białowieża. Rubava pacchetti di sigarette, spazzole per capelli, forbici, arnesi da taglio, trappole per topi e blocchetti per appunti. Attaccava i ciclisti e quando cadevano faceva a pezzi i sedili delle biciclette. Rubava le salsicce ai taglialegna nei boschi e faceva buchi nelle borse delle spesa. La gente pensava che Korasek – perché così si chiamava – fosse una forma di castigo per i peccatori.” Agli amici di Simona rubò di tutto, chiavi della macchina, documenti, eccetera ma bastava promettergli un uovo e insistere un po’ e Korasek, anche se di malavoglia e con ben poca grazia, restituiva il bottino.


“Simona raccontò: Un giorno i cervi, che avevo allevato con il biberon e che per molti anni mi seguirono nei boschi, manifestarono segni di paura e non vollero entrare nella foresta a pascolare. Come mi ci diressi io si fermarono, le orecchie rizzate e il pelo diritto sul fondoschiena. In apparenza doveva esserci qualcosa di assai minaccioso nella foresta. Attraversai metà dello spazio aperto e mi fermai, perché i cervi stavano producendo un terribile coro di latrati alle mie spalle. Mi voltai e ce n’erano cinque, rigidi sulle zampe, che mi guardavano e chiamavano: Non andare, non andare, c’è la morte laggiù! Devo ammetterlo, restai di stucco ma alla fine andai. E trovai che c’erano tracce di una lince, una lince aveva attraversato la foresta. Trovai le sue feci più avanti. Cos’era successo? Un carnivoro era entrato nella fattoria, i cervi lo avevano notato ed erano spaventati. Poi hanno visto la loro “madre” andare verso la morte, completamente inconsapevole, e dovevano avvisarla – per me, lo dico onestamente, quel giorno fu una conquista. Avevo attraversato il confine che ci divide dagli animali, un muro che non sembrava possibile abbattere. Se mi avevano avvisata voleva dire una sola cosa: sei un membro del branco, non vogliamo che tu sia ferita. Ho rivissuto questo momento molte volte e persino oggi, quando ci penso, provo un senso di calore al cuore.” La madre cerva si era avvicinata alla capanna, aveva accettato lo zucchero offertole da Simona e poi aveva partorito i suoi cuccioli in quel luogo ospitale.


“Con il tempo, altri animali apparvero nel rifugio di Simona accanto alla casa. Una cicogna nera per cui Simona allestì un nido nella propria stanza, un bassotto e una lince femmina che dormivano con lei, pavoni. Li curava, li abbracciava, li osservava. Allevò due alci orfani. Portava il ratto femmina Kanalia nella manica, perché la bestiola temeva gli spazi aperti. Ospitava i grilli in un contenitore di vetro. Prediceva che tempo avrebbe fatto studiando i pipistrelli che abitavano in cantina. Il serraglio aumentava ogni anno.”

“Nell’inverno del 1993, Simona cominciò la sua battaglia per salvare linci e lupi di Białowieża dall’estinzione. I ricercatori dell’Accademia polacca delle Scienze avevano in mente di effettuare studi telemetrici, mettendo collari con trasmettitori radio agli animali. Ma prima dovevano catturarli. Si scoprì che i ricercatori avevano messo trappole per lupi e linci, del tipo proibito dalla legge polacca. Simona Kossak mostrò ai giornalisti ciò che aveva trovato nei boschi: pesanti ganasce metalliche. Ci volevano due uomini per aprirle. Poco dopo la denuncia di Simona e la rimozione delle trappole, un branco di lupi si avvicinò alla sua casa nella foresta, ululando tremendamente. “E’ stato un inno di gratitudine per aver salvato le loro vite. – disse l’ecologista ai giornalisti – I lupi non si avvicinano mai agli edifici se possono evitarlo, sono troppo spaventosi per loro. Forse hanno percepito l’aura amichevole che emana dalla capanna.” Maria G. Di Rienzo