martedì 19 settembre 2017

Quando il Corvo compie gli anni

PARTE PRIMA
Ieri era il compleanno del Corvo.
Ieri hai fatto milleeuna cosa, ma ogni tanto il tuo cervello viaggiava nel futuro pensando al viaggio in Finlandia per cui stai raccogliendo i soldi. Ogni tanto ti partiva perfino il monologo interiore in finlandese, mentre dipingevi rami foglie e fiori su un paio di Everlast immacolate.
E poi in un lampo è passata la giornata.
In un lampo sono le 00:57 e tu ti ritrovi a esclamare 
"OHCCAVOLO! IL COMPLEANNO DI KORPPI!"
E così in tempo solo per qualche minuto riesci a fargli gli auguri... 



PARTE SECONDA
Oggi è il giorno dopo il compleanno del Corvo.
In mattinata prendi la tua bicicletta e te ne vai in campagna, per consegnare dei prodotti Yves Rocher alla vicina e dare una controllata alla casa mentre i tuoi ancora non sono rientrati. Il cielo è imbronciato e non si capiscono le sue intenzioni. Ti metti la sciarpa colorata sotto al cappello avvolgendo ciò che ne rimane attorno al collo, e assumendo così le sembianze di una strega campagnola, o al massimo di una gitana sospetta ( tant'è che le occhiate per strada si sprecano....ma ciao anche a voi passanti malfidenti o incuriositi!Io pedalo! Swishhhh! ) e niente, poi arrivi in cascina e si mette a piovere col sole ( sposalizio di volpi!) e mentre ti chini a fare due carezze al gattonero, silenziosamente qualcuno ti sorvola e STOCK! Ti lascia cadere dritta in testa una noce. Fai in tempo a guardarti attorno un po' accigliata e a vedere un corvo che volando si allontana veloce. Ci manca solo che si metta a sghignazzare!!! Eh sì, ancora buon compleanno! Sono contenta che ti siano arrivati gli auguri e ci tenessi a farmelo sapere prima di internet... 😂


PARTE TERZA
In serata si manifesta il primo arcobaleno visto dalla finestra della cucina della nuova casa.
 Il mio primo arcobaleno di città!

" TRENO "

I.

È buio e la città non si vede ancora,
ma in mezzo alla pineta,
lontano, contro il nero fitto del monte,
risplende una rimessa spalancata.
Più in là, nella campagna
si accendono tre, quattro luci
a scatti, come su un quadrante.

In curva ora il treno si inclina piano
sotto le prime case. Ai finestrini
nell’odore di mare
passano armadi, tovaglie, televisori.

Apparecchiano, al terzo. A pianterreno
vanno a prendere un piatto e li vedi fermi.

II.

Mentre le stanze passando
e se ne vanno, viene
come una spina dentro,
come un’invidia.
Ci si sente mancare,
in queste scene.
Si è come tenuti fuori.

Ma in fondo poi
vedere come tutto
procede bene
anche senza di noi,
fa quasi ridere.

E si diventa liberi, leggeri:
non si è più lì, si ragiona
come già morti, come
mai nati. Insieme a tutti gli spiriti,
da una distanza senza misure,
si reggono negli occhi
cose e persone.

Eppure questo,
questo che tutti vedono
là, nei soggiorni
e nelle camere, non smette di mancare:
essere così chiari
senza saperlo,
stare soprappensiero
un attimo, nel pieno dell’attenzione.

III.

E finalmente sembra di capire:
essere gli altri, questo si vuole.
Gli altri: per sempre salvi, luce di cinema
in uno sguardo buono.
Essere gli altri a casa,
in varie case: trovarsi lì come un quadro,
o il freddo dei vetri, il clac dell’ascensore
quando si ferma al piano. Essere al mondo
come son al bar due clienti.
Stare come di sera
fuori dalle cucine
nuvole e muri.

Essere via,
là, dove niente può succedere.
Diventare questo: c’è gente.

IV.

Ma come si esce di qui?
Che cosa si può salvare
da questo sguardo?

Passato il ponte,
passate le ultime case,
c’è ancora mondo.

E in cima a questi monti
o in fondo ai campi, oltre i binari, sul fiume
e al largo, in alto mare,
ancora mondo. Anche lì
le cose sono vere.

Ecco: le cose.
Dove tutto si perde e manca,
rimangono. Si lasciano
ascoltare e vedere.
Sono vere, le cose, e saranno vere:
per questa promessa anche ora,
nascoste nel loro buio,
anche in corsa,
ti sembrano care e buone.

Le guardi e pensi: niente
dura così.
Niente. Se non, guardando,
questa paura
che ogni volta ritorna
a non capire
là fuori, a che cosa tiene davvero,
cosa vuole da noi, la verità.


 ( Umberto Fiori )

venerdì 15 settembre 2017

Lentamente veloce




Eccomi eccomi! Rieccomi! 
Povero piccolo blog che spesso trascuro...
ma sono qui ora, anche se sono di fretta e sto per uscire per rivedere un amico che non vedo da tempo, e che vive in un appartamento che dentro sembra un castello medioevale, in un palazzo che da fuori è mostruoso e anonimo, in una delle vie più tafficate della città. Devo uscire tra l'inizio dell' autunno il vento e la pioggerellina, e poi tornare indietro per ricevere una visita e poi uscire di nuovo, di sera.
Sono qui a pigiare di corsa sui tasti, e non so se ne uscirà qualcosa di proprio sensato,
perchè sono giorni frenetici pieni di:
Case infestate da fantasmi-case vuote da tenere d'occhio-trattamenti reiki-amicizie di salvataggio-laboratori al centro diurno-rotoli della carta igienica-lettere e corrispondenza con sconosciuti e non-mani macchiate-clownterapia-misticismo distratto-follia stagionale-leggerezza-profonde riflessioni-e...percezione del tempo decisamente alterata!
                                                               
                                                                             Sono ancora qui....
                                                                                       solo che...
                                                    VIAGGIOALLAVELOCITÀDELLALUCE!!!!
                                                                    e al tempo stesso...
                                                     sono leeentisssimaaa e contemplativa...
E intanto le cose accadono,
tutto inizia, accade pienamente e poi passa quasi in un soffio solo, la mia vita e quelle degli altri intorno a me continuano, e la quotidianità è quasi un sollievo, e in effetti me la godo molto più che nei momenti diciamo "normali". Questa sensazione è anche accentuata dai primi freddi e dalla ricomparsa magica di calzettoni,coperte e infusi fumanti in una teiera di ghisa azzurra...
ECCO! CIAO! Ora devo uscire!!!! 


mercoledì 16 agosto 2017

Un tesoro a lungo atteso

"Lavare qualcosa è un rito di purificazione senza tempo.                   Non significa soltanto purificare, ma anche,come nel battesimo,immergere,inzuppare,permeare con un numen spirituale e con il mistero. Il rinnovamento,la rivivificazione, avvengono nell'acqua, nella riscoperta di quanto consideriamo vero, di quanto riteniamo sacro."
" Anticamente le ossa erano considerate agenti per richiamare gli spiriti, e i teschi erano la parte più importante. Si credeva che la sapienza speciale e atemporale dei vecchi della comunità o delle creature continuasse a vivere nelle loro ossa dopo la morte. Il teschio è considerato la volta che ospita un resto potente dell'anima di un defunto o di un animale...che su richiesta,può richiamarne l'intero spirito per qualche tempo,onde consultarlo. Facile è immaginare che il Sè-anima viva poprio nella cattedrale ossea della fronte,con gli occhi come finestre,la bocca per porta e le orecchie come imposte."
- C.P. Estés , Donne che corrono coi lupi -


Un tesoro a lungo atteso
 ( cercato in innumerevoli e selvagge passeggiate e mai trovato ) 
che arriva improvvisamente come un dono.
Una paziente pulizia per riportare alla luce l'origine e l'animale.
Come è giusto che sia, porta ancora qualche traccia della storia che l'ha condotto fino a me, 
ma ha affrontato la cura delle mie mani che hanno scavato tolto e sfregato 
e, come se non bastasse, qualche preghiera l'ha attraversato tutto, e c'è stata una certa trepidazione nell'appoggiare le dita in quei solchi, in quei buchi che un tempo erano la dimora di due lucenti occhi d'oro scuro,o dove doveva esserci un naso fremente e attento, o nell'accarezzare piano la fronte...
Gratitudine. Non solo per il tesoro a lungo atteso, ma anche per questi giorni gioiosi e profondi, brevi ma luminosi, quei giorni  che capitano di tanto in tanto, in cui l'ibrido cangiante che siamo si riunisce e così possiamo specchiarci  direttamente l'una negli occhi dell'altra.

venerdì 11 agosto 2017

Notturno armoto

Questa è l'ultima notte che passo ad Armo
nella soffitta tra le tegole del tetto, con ben due ventilatori che ronzano furiosi.
Sulle mie dita ci sono le ultime tracce di smalto blu. Non le tolgo con l'acetone, ma pigramente lascio che si consumino a contatto con la vita di tutti i giorni.
Oggi ho dato l'ultimo saluto all'amato mare, e lui ha ricambiato con il suo abbraccio di velluto blu, con il luccicare dei pesci ago, la danza della medusa, e con i neri banchi di monachelle che nuotano come ombre.
Ritornando in paese prima faccio il pieno di dettagli come vicino a Pellaro, dove c'è il vecchio palazzo municipale sovrastato dall'orbita vuota dell' orologio in stile coloniale, con tutte le assi scrostate e ormai a vista come in un vecchio western.  O da qualche parte sulla statale dove c'è, la solita casetta azzurra abbandonata, che tutti notano e sognano di abitare, ma che resta immutata e vuota da anni e sembra risuonare malinconicamente di tutta la vita che un tempo conteneva. Dopo il tramonto invece, attraversando Reggio, faccio il pieno di finestre illuminate, perchè verso l'ora di cena, quasi tutte le case  hanno le porte e le finestre spalancate per il gran caldo, così i miei occhi sfacciati possono attraversarne fugacemente le stanze e far festa tra tutti questi micro-mondi, o tra le coppie di anziani sedute fuori dai bar. 





Questa è l'ultima notte che passo ad Armo
nella soffitta tra le tegole del tetto, con ben due ventilatori che ronzano furiosi.
In cielo splendono nitidi lo scorpione e l'orsa maggiore, ed il paese sulla collina - a parte per gli strilli occasionali della civetta- è silenzioso e si chiude in quella sua atmosfera un pò misteriosa e densa, come se ogni angolo non illuminato sprigionasse una strana forza un pò magnetica e quasi risucchiante.
Perfino con la luce del giorno Armo, che ormai ha perso tutto tranne la chiesa e la manciata di abitanti che ancora resistono tutto l'anno, sembra avere una sua vita segreta e parallela, che sprigiona mistero da ogni vecchia pietra e che mi incuriosisce e mi inquieta al tempo stesso.
Mi riecheggiano nella memoria le tante storie di streghe e vecchi alberi di noce, o quelle di apparizioni - riguardanti sopratutto animali che alla fine proprio animali non sono-  e sono sicura che con il favore della notte, questa vita segreta prende per un pò il sopravvento e si spinge fin nelle stradine, almeno finchè il mattino non ricaccia le ombre negli angoli.

sabato 29 luglio 2017

Il gusto di un ossimoro





Nuovamente sono rotolata verso Sud, mi sono crogiolata per 5 giorni tra le acque del Tirreno e sulle sue spiagge dalle pietre multicolori, e poi sono scesa ancora più a Sud lungo i  fianchi della Calabria e ora mi trovo ad Armo, per l'ennesima volta al paesello delle origini. E in qualche modo entusiasmante e per certi versi strano, stavolta è tutto diverso:
starò qui non troppo a lungo tanto per iniziare, e poi avrò un luogo a cui tornare che sarà casa. 
Casa nel vero autentico senso della parola, ovvero quel posto meraviglioso dove nessuno ti dice cosa fare o non fare. Sapere che questo posto esiste fisicamente mi fa perfino godere di più degli spostamenti! Inoltre, sto affrontando un nuovo modo di vivere le relazioni, più in linea con le mie idee e il mio sentire. Sono solo all'inizio di questa consapevolezza nuova, ma già solo attraverso la consapevolezza stessa sto imparando molto di più di quello mai avrei immaginato. Mi si stanno davvero schiudendo davanti agli occhi degli interi mondi introspetivi molto interessanti e molto utili. ( Se siete irresistibimente curiosi potete chiedermi di spiegarvelo meglio di persona o in privato ;) )
La Calabria invece riesce a farmi sempre lo stesso effetto contrastante, un mix di amore viscerale e vergogna/incredulità altrettanto viscerali. Ci sono diverse cose a cui non riesco ad abituarmi o a rassegnarmi o far finta di non vedere, e sento fortissimo il contrarsto tra i due mondi in cui sono cresciuta. Ognuno di essi a pro e contro, ma la via di mezzo perfetta sembra non esistere. Così dall'uno e dall'altro cerco di prendere il meglio. Del Nord a cui sono abituata apprezzo la mentalità più aperta e civile, e qui mi inebrio del calore della famiglia, del richiamo delle radici, dei sapori e dei profumi, della saggezza antica, e sopratutto e principalmente della natura. Che in questi luoghi ha una varietà ed una forza incredibile e selvaggia, quando viene lasciata in pace. In nessun altro luogo al mondo la natura riesce a parlarmi con tanta intensità. 
Per quanto riguarda la sua varietà non posso non citare lo scrittore Guido Piovene:
"Nelle vaste plaghe montanedella Calabria talvolta non sembra d’essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell’Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d’olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano canyons che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi."
Questa mia piccola pausa inaspettata ( decisa davvero all'ultimo secondo ) ha il gusto di un ossimoro, un gusto contemporaneamente  familiare e del tutto nuovo...






lunedì 26 giugno 2017

Temporale

E così tutto quello che avete letto nei fogli colorati è passato.
Perfino la prima serie di "American Gods " è teminata.
Con Giugno è arrivato il caldo, ma anche per fortuna, qualche  temporale.
Durante l'ultimo ho realizzato quanto mi manca in realtà la libertà della campagna: era un temporale maestoso, potente, luminoso, rumoroso....e io. Io ero foratamente tappata in casa. Con le finestre e le ante chiuse per non far entrare l'acqua. Dalle fessure delle vecchie ante non vedevo che un minuscolo ed insignificante pezzettino di strada, anche perchè le ante sono vecchie (come tutto il resto ) e i loro listelli sono fissi, non si possono regolare.
Se fossi stata al confine avrei spalancato la finestra, sarei uscita davanti a campi e per un glorioso attimo il vento di tempesta mi avrebbe gonfiato il vestito. E così ad un certo punto, al limite del sentirmi in trappola sono uscita sul balcone senza accendere la stupida luce delle scale. E mentre con il cuore un po' triste fissavo il quadrato di cielo incorniciato dal nostro cortiletto e dai palazzi circostanti, il temporale ha scatenato proprio sopra di me i suoi migliori lampi, simili a ventagli blu elettrici aperti all'improvviso e poi subito richiusi, ed i successivi tuoni forti come scoppi, da far tremare i vetri. Al primo lampo ho fatto un salto indietro di riverente timore e sorpresa, ma al secondo e al terzo, la mia risata selvaggia si è mischiata al tuono, irrompendo da un luogo profondo. Mi sono sentita riconciliata,amata,rincuorata e il timore triste di aver perso qualcosa è svanito. Ho riso come una strega e versato un paio di lacrime. Certe cose non le si puo' perdere davvero, o almeno non del tutto. 
Poco prima di rientrare in casa, qualcuno ha acceso la luce delle scale. Ne è emerso un ragazzo con i dreadlocks e un grigio cucciolo di pitbull in braccio. Era il nipote della signora che abita di sopra. Quando l'ho salutato e gli ho chiesto il nome del suo amico mi ha rsposto " Thor ". :D
PS: l'anno prossimo per San Giovanni, nulla mi frenerà dal tornare al confine la sera prima per raccogliere fiori ed erbe.


Fogli colorati (..altra casa, altra scrivania, stesso blog )

L'utima volta che ho scritto qualcosa qui eravamo a metà di Aprile,
e anche quello che leggerete in questo post ( tramite fogli colorati ) risale esattamente ad un mese fa.
E adesso.....adesso la scrivania bianca ( un vecchio tavolino con un cassetto ) ha trovato la sua collocazione abbastanza definitiva ed io e Vic siamo passati ormai da due mesi abbondanti, attraverso il delirio del trasloco, per me particolarmente significativo e pieno di emozioni a volte contrastanti.
Ma ora mi sento tranquilla, amo la nuova (vecchia ) casa che stiamo rendendo simile a un nido, finalmente abbiamo internet (siamo stati due mesi senza) ed è arrivato il momento di far parlare i fogli che avevo scritto e colorato, in attesa di questo momento.....


















sabato 15 aprile 2017

Santa Luce dei macelli

A parte i risvolti politici di questo gruppo, di cui non me ne frega assolutamente niente, degli Inava non posso dire che non abbiano sfornato dei pezzoni che mi fanno venire i brividi. Tipo QUESTO.
...Guardate sotto tutti gli strati, scavate scavate e troverete il cuore delle cose, il senso dei riti, immutato a dispetto di tutto. E allora forse, una risata selvaggia vi sfuggirà dalla gola. 


" Più lenta e greve d’un volo d’avvoltoio
La folla orante avanza come bovi al mattatoio.
Che entri il coro, che Luce sia
Di ceri innumerevoli a punteggiar la via.
E per toccare i lembi di sacra vestizione
Come se fosse un balsamo che dà consolazione
Ginocchi strisciano e lasciano una scia
Schiumante e bruna come un’agonia…

Come crivellato Golgota bianco seno tra le spine
E in capo a Lei
Le fanno da corona gli astri dell’Orsa Maggiore.
Col suo volto avorio e porpora guarda a noi sulle rovine,
Ed è per noi
Che l’abissale colubro tiene sotto il tallone!

Ma del Vattiente la gamba insanguinata
Insinua una lezione che resta inascoltata:
Che la mitezza non sempre è una virtù
Chi doma il suo soffrire, non vuole schiavitù!
Se il Cardo Santo è Atto Di Dolore
Come le Sette Spade che vanno a berle in cuore,
Vedo il virile, sereno sprezzo del-
L’arcaico oplita che fa dono di sé.

E dalle sdentate fauci di megere nero-notte
Riecheggerà
Sonora l’onda panica di ioniche rotte,
Delle primavere attiche quelle sacre frenesie
Crescono in me,
E certe guerre estatiche diventano mie.
Sento ancora tra le dita calde viscere fumanti
E scorgo in Lei,
Le traiettorie mistiche di uccelli migranti.
Perciò stringo quel revolver e a ragione che mi chiedi
Risponderò
Di nuovo è tempo che gli Dei si onorino in piedi! "

venerdì 14 aprile 2017

American Gods


Quando dentro un libro ritrovo cose del genere,significa che quel libro è uno dei miei preferiti. Mi accingo a rileggere American Gods di Gaiman per la terza volta. Sono in agitazione per la serie. Le poche cose che ho visto finora mi stanno facendo impazzire! Tra le pagine ho ritrovato piccoli avanzi della mia vita di circa uno o due anni fa: una foglia,lo stecco del gelato,un biglietto del treno,la carta di una caramella al rabarbaro di quelle che mangiava una mia prof dell'Accademia . Anche la storia contenuta in questo libro è contemporanea e quotidiana pur essendo pazzesca. Può ricordarci che certe cose che pensavamo dimenticate o che classificavamo come miti e vecchie storie,possono essere più vicine di quanto sospettiamo,praticamente dietro l'angolo,un pochino malconce forse, ma a portata di occhio alle giuste condizioni. E ...attenzione! Non sai mai quando potresti inciamparci! 


Ed ecco il genere di cose riguardanti la serie che mi stanno facendo impazzire:





mercoledì 12 aprile 2017

Fermento curioso

Daisy la gattina randagia trricolore ci ha lasciati questo mese. Si era ammalata di una di quelle malattie dei gatti che non perdonano, ma sappiamo che almeno ha vissuto per quasi un anno con la pancia piena e senza subire maltrattamenti, al caldo e coccolata. Questo pensiero è davvero confortante.
Oggi ho messo la grossa crisalide di falena del convolvolo che stavo accudendo in un posticino sicuro, baciato dal sole tra soffioni e fiori di tarassaco ancora gialli, coperta da un pò di terra. Mi sono segnata mentalmente dei riferimenti per ritrovare il punto esatto e tra un po' di tempo andrò a controllare se le cose sono andate bene. Non l'ho voluta tenere nella scatola aspettando lo sfarfallamento per paura che questo possa avvenire proprio mentre io sono troppo impegnata a traslocare, o non avvenire affatto per questioni di luce e/o temperatura. Nel dubbio, meglio lasciare quest'ultima fase delicata alla natura,mi sono detta.
Per il resto, sono giorni di grande fermento da queste parti:
Preparativi per la giornata nazionale del naso rosso ( vi dirò di più )
preparativi per Pasqua ( sì insomma....almeno due pastierine non le vogliamo sfornare? E i cudduraci? )
Preparativi per il cambio della tana ( tra pochi giorni terrò tra le mani le chiavi del potere, e meno male. La stanza a casa dei miei a questo punto mi risulta soffocante, ovvio! Manca davvero pochissimissimo e finalmente potrò fare gli scatoloni! Sto friggendo! )
Preparativi per un vecchio/nuovo e amato lavoro ( con annessa gitarella a Milano. Così saluterò anche i miei vecchi luoghi preferiti, fuori e dentro Hogwarts / Brera... )
E nei momenti in cui tutto ciò non mi travolge gironzolo per la mia piccola città, faccio amicizia con la zona in cui abiterò,una zona che mi piace piena di liutai e artisti, e vedo Cremona con nuovi occhi curiosi come la merda e affamati di dettagli, e mi rendo conto di tante piccole cose graziose che standomene sulle mie in mezzo ai campi per anni mi erano sfuggite. Alla fine del giro me ne torno in cascina ( 10 minuti di bici....una distanza irrisoria in verità ) quasi a malincuore. D'altronde le volpi stanno sia nei boschi che in città, stanno ai confini, sono adattabili e prendono da ogni ambiente ciò che gli piace o gli serve. Già...
E poi beh Cremona è una città ma dalle dimensioni modeste, e  perdersi davvero è improbabile se ci sei nata o se hai vissuto a San Paolo del Brasile come Victor. Mi allontano dai miei campi, ,ma saranno comunque a portata di pedali!


lunedì 27 marzo 2017

Come innamorarsi di un'alga


Può un'alga verde pluricellulare essere pucciosa ed assomigliare ad una creatura di Miyazaki?
Assolutamente sì!
Nella mia vita è arrivato un nuovo amico....il MARIMO!
Si tratta come già detto di un'alga, ma ci sono molte curiosità in merito, e penso valga la pena dedicargli un post. Anche perchè io la adoro, le voglio già un gran bene!
Scoperta nel 1820, venne chiamata Marimo dal botanico giapponese Tatsuhiko Kawakami nel 1898.
Mari in lingua giapponese significa biglia.
Mo  è un termine generico per indicare le piante che crescono in acqua. 
La mitologia giapponese narra la storia di una coppia di innamorati che si rifugiarono sulle rive del lago Akan, unico  luogo dove nascono i Marimo,
per sfuggire alle proprie famiglie che li volevano separati.
I loro due cuori si trasformarono in Marimo per vivere in eterno il loro amore.
 I Marimo infatti vivono oltre 200 anni e crescono di 5 millimetri ogni anno.



Il Marimo è stato fin da subito considerato simbolo non solo di amore, ma anche di affetto profondo, sentimento sincero, stima e rispetto. 
Un portafortuna per le novità, le nuove amicizie, una nuova casa, una nuova attività. E’ solitamente tramandato di generazione in generazione. 
L'alto  numero di persone che cercarono nel passato di possederne uno ha costretto il Giappone a prendere di provvedimenti per evitarne l'estinzione. Nel 1921 il Marimo è stato dichiarato "Tesoro Naturale Giapponese". 
Sulle rive del lago Akan si trova un museo dedicato ai Marimo e alla loro lunga tradizione e mitologia.
La cura di questa pianta è semplicissima, a prova di pollice nero e di certo non morirà se l'annaffierete troppo! 😆 Una volta ogni dieci giorni bisogna cambiare l'acqua del contenitore che ospita il Marimo. 
Basterà estrarlo, sciacquarlo e strizzarlo delicatamente come una spugna per poi rituffarlo in nuova acqua fresca da rubinetto.
Ogni tanto (o sempre) è divertente aggiungere acqua gassata, affinché il Marimo possa trasformare l'anidride carbonica in ossigeno. 
Il Marimo non teme il buio perchè abituato a vivere nei fondali del lago Akan. Non ama invece la luce diretta del sole. 
Una particolarità dei Marimo è la loro danza: con la luce del giorno potranno crearsi numerose sfere di ossigeno, visibili ad occhio nudo durante la fotosintesi clorofiliana, che faranno flutturare il Marimo all'interno del suo contenitore. Questo movimento è chiamato “La danza del Marimo”. 


Io mi sono innamorata follemente.
I consigli che mi sento di dare sono i seguenti: se volete acquistare un Marimo andate in un bel negozio per acquari, di quelli forniti che hanno anche le piante e i pesci, in quanto è amato dagli acquariofili come decorazione o come filtro naturale per l'acqua. Così troverete il vostro verde amico batuffoloso ad un prezzo di circa 4 eurini o poco più. In giro c'è un marchio di design che si occupa di giardinaggio e roba per la casa,che con la scusa del design appunto,e di un barattolino di plastica minimalista (che a me non piace) vi chiederà fino a 40 euro per la stessa cosa. Parliamone! L'unica cosa che posso dire a loro favore è che tramite internet, mi hanno fatto casualmente conoscere questo gioiellino della natura. Il barattolo in vetro che vedete in foto l'ho pagato altri 4 eurini da Tiger, e le decorazioni ( vetrini del mare, biglie di vetro, conchiglie.....) le avevo in casa. Insomma 8 euro in totale, alla faccia del design fighetto!
Chissà se vi ho contagiato.....