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lunedì 5 febbraio 2018

Come un gatto nero

Oh! Il mio piccolo blog abbandonato ma non dimenticato!
Ormai è da un pò che son tornata dal selvaggio Sud, e mi sono anche portata dietro un nuovo amico.
Ha le vibrisse, gli occhi furbi e le orecchie grandi. Dato che è tutto nero l'ho chiamato Jiji, come il gatto che accompagna la streghetta Kiki in "Kiki consegne a domicilio" il lungometraggio animato di Miyazaki. Jiji è letteralmente la mia ombra, mi segue ovunque e mi dorme perennemente addosso, se non gli do retta mi viene a cercare riempendomi di attenzioni feline, e penso mi abbia scambiato per una specie di mamma-gatta gigante, il chè ovviamente mi lusinga dato che i gatti non fanno mai nulla che non vogliano fare davvero e che quelli di casa Zema seppur affezionati non mi hanno mai "scelta" come umana di riferimento. Finalmente! Anche adesso che scrivo mi ronfa in braccio.



Per il resto sono giornate un pò grigie di freddo, di mostre molto belle tipo quella di Igort che vi consiglio di non perdere se passate da Cremona e amate fumetti e Giappone,


di nuovi laboratori di Terapeutica Artistica in nuovi CDD alla conquista del cremasco, di telefonate, appuntamenti, lettere e dolcetti di carnevale, in assoluto i più fritti dell'anno! Questa cosa del carnevale mi sta un pò sfuggendo in realtà. Anche se ho già fatto fuori un vassoietto di chiacchere, mi rendo conto a stento che è iniziato Febbraio, una parte dei mio orologio interiore si è bloccato appena dopo Capodanno e anche se non è particolarmente freddo, mi sembra che questo inverno abbia la coda lunga.  Forse devo andare di nuovo al falò di Pescarolo per aver l'impressione che stia passando sul serio. Come un desiderio di primavera per le strade della città si sente il meraviglioso profumo del calicanto che traccia per il mio naso una specie di mappa dei luoghi e dei giardini -spesso nascosti- dove sboccia questo fiore dorato dell'inverno. Lo adoro! Nei supermercati stanno comparendo le prime uova di Pasqua e la cosa mi lascia abbastanza sgomenta.
Questo mondo va troppo di fretta. 
Meglio fare come Jiji......

martedì 19 settembre 2017

Quando il Corvo compie gli anni

PARTE PRIMA
Ieri era il compleanno del Corvo.
Ieri hai fatto milleeuna cosa, ma ogni tanto il tuo cervello viaggiava nel futuro pensando al viaggio in Finlandia per cui stai raccogliendo i soldi. Ogni tanto ti partiva perfino il monologo interiore in finlandese, mentre dipingevi rami foglie e fiori su un paio di Everlast immacolate.
E poi in un lampo è passata la giornata.
In un lampo sono le 00:57 e tu ti ritrovi a esclamare 
"OHCCAVOLO! IL COMPLEANNO DI KORPPI!"
E così in tempo solo per qualche minuto riesci a fargli gli auguri... 



PARTE SECONDA
Oggi è il giorno dopo il compleanno del Corvo.
In mattinata prendi la tua bicicletta e te ne vai in campagna, per consegnare dei prodotti Yves Rocher alla vicina e dare una controllata alla casa mentre i tuoi ancora non sono rientrati. Il cielo è imbronciato e non si capiscono le sue intenzioni. Ti metti la sciarpa colorata sotto al cappello avvolgendo ciò che ne rimane attorno al collo, e assumendo così le sembianze di una strega campagnola, o al massimo di una gitana sospetta ( tant'è che le occhiate per strada si sprecano....ma ciao anche a voi passanti malfidenti o incuriositi!Io pedalo! Swishhhh! ) e niente, poi arrivi in cascina e si mette a piovere col sole ( sposalizio di volpi!) e mentre ti chini a fare due carezze al gattonero, silenziosamente qualcuno ti sorvola e STOCK! Ti lascia cadere dritta in testa una noce. Fai in tempo a guardarti attorno un po' accigliata e a vedere un corvo che volando si allontana veloce. Ci manca solo che si metta a sghignazzare!!! Eh sì, ancora buon compleanno! Sono contenta che ti siano arrivati gli auguri e ci tenessi a farmelo sapere prima di internet... 😂


PARTE TERZA
In serata si manifesta il primo arcobaleno visto dalla finestra della cucina della nuova casa.
 Il mio primo arcobaleno di città!

venerdì 15 settembre 2017

Lentamente veloce




Eccomi eccomi! Rieccomi! 
Povero piccolo blog che spesso trascuro...
ma sono qui ora, anche se sono di fretta e sto per uscire per rivedere un amico che non vedo da tempo, e che vive in un appartamento che dentro sembra un castello medioevale, in un palazzo che da fuori è mostruoso e anonimo, in una delle vie più tafficate della città. Devo uscire tra l'inizio dell' autunno il vento e la pioggerellina, e poi tornare indietro per ricevere una visita e poi uscire di nuovo, di sera.
Sono qui a pigiare di corsa sui tasti, e non so se ne uscirà qualcosa di proprio sensato,
perchè sono giorni frenetici pieni di:
Case infestate da fantasmi-case vuote da tenere d'occhio-trattamenti reiki-amicizie di salvataggio-laboratori al centro diurno-rotoli della carta igienica-lettere e corrispondenza con sconosciuti e non-mani macchiate-clownterapia-misticismo distratto-follia stagionale-leggerezza-profonde riflessioni-e...percezione del tempo decisamente alterata!
                                                               
                                                                             Sono ancora qui....
                                                                                       solo che...
                                                    VIAGGIOALLAVELOCITÀDELLALUCE!!!!
                                                                    e al tempo stesso...
                                                     sono leeentisssimaaa e contemplativa...
E intanto le cose accadono,
tutto inizia, accade pienamente e poi passa quasi in un soffio solo, la mia vita e quelle degli altri intorno a me continuano, e la quotidianità è quasi un sollievo, e in effetti me la godo molto più che nei momenti diciamo "normali". Questa sensazione è anche accentuata dai primi freddi e dalla ricomparsa magica di calzettoni,coperte e infusi fumanti in una teiera di ghisa azzurra...
ECCO! CIAO! Ora devo uscire!!!! 


lunedì 27 marzo 2017

Come innamorarsi di un'alga


Può un'alga verde pluricellulare essere pucciosa ed assomigliare ad una creatura di Miyazaki?
Assolutamente sì!
Nella mia vita è arrivato un nuovo amico....il MARIMO!
Si tratta come già detto di un'alga, ma ci sono molte curiosità in merito, e penso valga la pena dedicargli un post. Anche perchè io la adoro, le voglio già un gran bene!
Scoperta nel 1820, venne chiamata Marimo dal botanico giapponese Tatsuhiko Kawakami nel 1898.
Mari in lingua giapponese significa biglia.
Mo  è un termine generico per indicare le piante che crescono in acqua. 
La mitologia giapponese narra la storia di una coppia di innamorati che si rifugiarono sulle rive del lago Akan, unico  luogo dove nascono i Marimo,
per sfuggire alle proprie famiglie che li volevano separati.
I loro due cuori si trasformarono in Marimo per vivere in eterno il loro amore.
 I Marimo infatti vivono oltre 200 anni e crescono di 5 millimetri ogni anno.



Il Marimo è stato fin da subito considerato simbolo non solo di amore, ma anche di affetto profondo, sentimento sincero, stima e rispetto. 
Un portafortuna per le novità, le nuove amicizie, una nuova casa, una nuova attività. E’ solitamente tramandato di generazione in generazione. 
L'alto  numero di persone che cercarono nel passato di possederne uno ha costretto il Giappone a prendere di provvedimenti per evitarne l'estinzione. Nel 1921 il Marimo è stato dichiarato "Tesoro Naturale Giapponese". 
Sulle rive del lago Akan si trova un museo dedicato ai Marimo e alla loro lunga tradizione e mitologia.
La cura di questa pianta è semplicissima, a prova di pollice nero e di certo non morirà se l'annaffierete troppo! 😆 Una volta ogni dieci giorni bisogna cambiare l'acqua del contenitore che ospita il Marimo. 
Basterà estrarlo, sciacquarlo e strizzarlo delicatamente come una spugna per poi rituffarlo in nuova acqua fresca da rubinetto.
Ogni tanto (o sempre) è divertente aggiungere acqua gassata, affinché il Marimo possa trasformare l'anidride carbonica in ossigeno. 
Il Marimo non teme il buio perchè abituato a vivere nei fondali del lago Akan. Non ama invece la luce diretta del sole. 
Una particolarità dei Marimo è la loro danza: con la luce del giorno potranno crearsi numerose sfere di ossigeno, visibili ad occhio nudo durante la fotosintesi clorofiliana, che faranno flutturare il Marimo all'interno del suo contenitore. Questo movimento è chiamato “La danza del Marimo”. 


Io mi sono innamorata follemente.
I consigli che mi sento di dare sono i seguenti: se volete acquistare un Marimo andate in un bel negozio per acquari, di quelli forniti che hanno anche le piante e i pesci, in quanto è amato dagli acquariofili come decorazione o come filtro naturale per l'acqua. Così troverete il vostro verde amico batuffoloso ad un prezzo di circa 4 eurini o poco più. In giro c'è un marchio di design che si occupa di giardinaggio e roba per la casa,che con la scusa del design appunto,e di un barattolino di plastica minimalista (che a me non piace) vi chiederà fino a 40 euro per la stessa cosa. Parliamone! L'unica cosa che posso dire a loro favore è che tramite internet, mi hanno fatto casualmente conoscere questo gioiellino della natura. Il barattolo in vetro che vedete in foto l'ho pagato altri 4 eurini da Tiger, e le decorazioni ( vetrini del mare, biglie di vetro, conchiglie.....) le avevo in casa. Insomma 8 euro in totale, alla faccia del design fighetto!
Chissà se vi ho contagiato..... 

giovedì 2 febbraio 2017

Zampiglia Zamprove

Zampiglia prende forma.
Nella mia mente, dove sono più chiare le sue caratteristiche, e nel mondo"fuori" attraverso i materiali che sto raccogliendo....strumenti musicali coloratissimi e robusti pensati apposta per i bambini, un copricapo di piume, un carillon a forma di volpe, una pallina-sonaglio di gomma, un kazoo, un guanto-zampa pelouche, bolle di sapone......un intero mondo di suoni dolci e buffonerie.
Sicuramente Zampiglia è un clown Augusto e pasticcione, e sicuramente è anche lei come me, un trickster.
Zampiglia è sì un clown, ma è un clown un pò stregone e primitivo!
La domanda che mi sono fatta quindi è la seguente: come e con quali materiali sicuri, materiali che possano entrare in un ospedale,posso darle vita?
In quale borsa metterò il tutto?
Come mi truccherò eventualmente il volto?
Sto facendo le prime prove, e questo è il risultato. 
Devo dire che vedere Zampiglia prendere forma mi esalta non poco.....

Parte dell'armamentario

Facce buffe

mercoledì 1 febbraio 2017

Baubo la Dea panciuta



" Demetra, la dea madre della terra, aveva una bellissima figlia di nome Persefone, che un giorno giocava all'aperto. Persefone vide ad un tratto un fiore particolarmente bello e allungò le mani per coglierlo. D'improvviso la terra si mise a tremare e si aprì una profonda voragine. Dalle profondità della terra emerse Ade, il dio degli Inferi. Alto e possente, stava ritto su un carro nero tirato da quattro cavalli del colore dei fantasmi.
Ade rapì Persefone sul suo carro e lanciò i cavalli nelle profondità della terra. Le urla di Persefone si fecero sempre più flebili a mano a mano che si richiudeva la voragine della terra, come se nulla fosse mai accaduto. Sulla terra regnò il silenzio e si diffuse il profumo dei fiori calpestati. E la voce della fanciulla risuonò attraverso le pietre delle montagne, gorgogliò tra le onde del mare. Demetra udì le pietre urlare. Udì le acque urlare. Strappandosi il serto dalla chioma immortale, spogliandosi degli scuri veli, prese a volare sulla terra come un grande uccello, alla ricerca di sua figlia, chiamandola a gran voce. 
Quella notte una vecchia seduta al limitare di una caverna disse di aver udito tre grida quel giorno: una era una giovane voce che urlava di terrore, l'altra chiamava lamentosamente e la terza era di una madre in lacrime.
Persefone non si ritrovava e iniziò così la lunga folle ricerca di Demetra della figlia tanto amata. Demetra s'infuriò, pianse, urlò, cercò indizi e frugò dentro, sotto, sopra ogni rialzo della terra, implorò compassione, implorò la morte, ma non riuscì a trovare l'amata figlia. Allora, lei che aveva fatto crescere ogni cosa per l'eternità, maledisse tutti i campi fertili del mondo. Per via della maledizione di Demetra, nessun bambino poteva nascere, non poteva crescere il grano per il nutrimento, né potevano sbocciare fiori per le feste o crescere rami d'albero per i morti. Tutto era appassito e inaridito sulla terra riarsa.
Demetra non si era più bagnata, e le sue vesti erano tutte infangate e i capelli arruffati. Nel suo cuore la pena vacillava, ma non si sarebbe arresa. Dopo tante domande, preghiere, avventure che non avevano portato a nulla, cadde infine accanto ad un pozzo in un villaggio in cui nessuno la conosceva. E appoggiò il corpo dolente contro la pietra fredda del pozzo, e in quel mentre sopraggiunse una donna, o piuttosto una specie di donna. E questa donna si mise a danzare di fronte a Demetra dimenando i fianchi in un modo che ricordava il rapporto sessuale, e scuotendo i seni nella danza. E vedendola Demetra non poté trattenere un lieve sorriso. La femmina ballerina era davvero magica, perché non aveva testa, e i capezzoli erano i suoi occhi e la vagina la sua bocca. Con questa amabile bocca prese a intrattenere Demetra con storielle piccanti. Demetra cominciò a sorridere, poi ridacchiò, poi esplose in una fragorosa risata. E insieme risero le due donne, la piccola Baubo e la potente Demetra.
E fu proprio questo riso che trasse Demetra dalla depressione e le diede l'energia necessaria per continuare la ricerca della figlia; con l'aiuto di Baubo, della vecchia Ecate e di Elio, il Sole, la ricerca ebbe buon esito Persefone fu restituita alla madre. Il mondo, la terra e il ventre delle donne ripresero a fiorire....

C'è un aspetto femminile che è una sorta di fuoco sotterraneo che a volte divampa, talaltra lentamente brucia, ciclicamente. Uno stato di intensa consapevolezza sensoriale che include la sessualità, ma non si limita ad essa. Nelle antiche culture matriarcali esistevano delle dee dell'oscenità. L'osceno non è affatto volgare, ma assomiglia piuttosto ad una creatura fantastica che vorreste avere tra le vostre migliori amiche. Nel riso la donna può cominciare a respirare davvero, a sentire sensazioni di apertura alle lacrime trattenute o a memorie dimenticate, o l'apertura delle catene messe alla personalità sessuale. Queste dee allentano ciò che è troppo stretto, bandiscono la malinconia, mantengono liberi i passaggi. 
Una di queste dee è Baubo. Discende dalle dee panciute neolitiche, misteriose figure senza testa. Sono i talismani del potere femminile. E il riso che scuote il ventre è una delle migliori medicine che una donna possa ricevere.
L'energia maschile è bella, addirittura sontuosa, grandiosa, ma a volte è come mangiare troppi cioccolatini. Di tanto in tanto è bello mangiare solo riso bianco e bere brodo leggero. Di tanto in tanto è bello vivere un'atmosfera squisitamente femminile, in solitudine o in compagnia.
Un po' di oscenità aiuta a vincere la depressione. Certe risate, provocate da vecchie storie che le donne si raccontano, rimescolano la libido, riattizzano il fuoco dell'interesse alla vita. 
Gli scherzi e il riso delle donne sono un'ottima medicina per i tempi duri, un corroborante nella convalescenza. Quando il riso rende le persone contente di essere al mondo, più consapevoli dell'amore e dell'eros, quando allevia la tristezza e vince la collera, allora è sacro."

 - C.P. Estès , Donne che corrono coi lupi -

mercoledì 25 gennaio 2017

Talismano indiano

Vi faccio vedere una delle mie collane preferite in assoluto. L'ho creata con materiali perlopiù di recupero, e nel suo insieme è un ricordo/talismano della mia esperienza in India. 
- Le perline le ho raccolte sul terrazzo della Kautilya Society, lo splendido luogo che per più di un mese mi ha ospitata a Varanasi. Erano tutte sparpagliate a terra alla rinfusa, e probabilmente appartenevano ad una tenda a cui è partito un filo. Sono state raccolte con un occhio attento al pavimento e un altro attento alle.....scimmie! 
- Il filo di nylon è un filo degli aquiloni. A Varanasi in cielo al pomeriggio,ci sono quasi più aquiloni di carta che uccelli, e dai terrazzi si sente sempre quel fruscìo particolare: l'aquilone è ancora il gioco preferito dai bambini, insieme all'immancabile cricket.
- Il bussolotto di legno l'ho comprato ad una bancherella in un vicolo. Forse ha a che fare con il fumo....boh! Ad ogni modo,gli oggettini misteriosi che si aprono mi hanno sempre affascinato! Dentro ci sono un pezzettino di petalo di Bouganville che le donne del Ganga Learning Centre mi avevano messo tra i capelli l'ultimo giorno, un po' di sabbia, e un minuscolo pezzettino di gesso da sarteria azzurro, proveniente dal laboratorio. 

domenica 1 gennaio 2017

Ricordo il 2016 come...fosse ieri!


Nel 2016 ...
ho fatto nascere  una farfalla ( ed è successo il giorno del compleanno di mia madre)
mi sono laureata in Terapeutica Artistica, dopo una tesi ed un viaggio indimenticabili in India l'anno prima
ho ricamato con donne di diverse età e culture
 ho fatto i primi due livelli Reiki Shoden e Chuden 
 ho fatto un sacco di laboratori diversi con persone bellissime ( sia co-conduttrici che partecipanti) 
ho ricevuto la mia versione colorata del Volpesce dall'altra metà di me/noi 
sono diventata  Zampiglia, volontaria clown V.I.P Italia 
mi sono fatta 1000 e passa km per i 90anni del nonno 
 ho iniziato a cambiar pelle come ssssuggerisce il mio sssecondo totem,
 ssspezzando ssspirali.... 🐍 

mercoledì 7 dicembre 2016

Posso...

Posso tracciare segni nell'aria per aiutare anche chi è lontano da me...



posso mettere un naso rosso e far in modo che Zampiglia
quella pasticciona, prenda il mio posto per un po'...


posso ricordare benissimo tutti i nomi clown dei miei nuovi compagni di viaggio, e non ricordare quasi per niente i loro nomi di tutti i giorni... ( a proposito: ciao carissimi Brucoblu, Topodidi, Ugolina, Mamibelle, Ziadori, Gongon, Varicella, Batuff, Cirilip, Bradighiro, Edith, Gargoile, Nenny, Gocciola, Dimentichella, Pecchiasale, Gasar, Linus, Gleda, Ticci, Trippy, Raksha, Sirenè, Stuart, Magabletta, Ziiza, e naturalmente Ambaradan che ci hai guidato per tre giorni indimenticabili di risate ed emozioni! ) 


Posso togliere la polvere dalla scatola di legno dei colori da stoffa, e fare in modo che un camice VIP qualsiasi diventi il camice VIP di Zampiglia...



Posso notare come il mio amato totem adori inseguirmi nelle stanze in cui faccio formazione come clown sociale ( prima sotto forma di bellissimo disegno, e poi come targhetta su un condizionatore nella stanza degli allenamenti!!!) 

Posso finire di correggere in tempo un intero romanzo scritto in "Victorese"...
Posso preparami per l'ultimo mercatino dell'anno ( il più magico ) 
e farmi disegnare le pomelle rosse da folletto anche stavolta...



Posso finire di scrivere l'ultima lettera...
Posso pensare che forse....quasi quasi....preparo la valigia!!!

mercoledì 9 marzo 2016

martedì 19 gennaio 2016

Chiara Vigo: storia di un'antico sapere femminile e di un museo da salvare


«Ponente, Levante, Maestro e Grecale
Prendete La mia anima e
Buttatela nel fondale
Che sia la Mia Vita
Per Essere, Pregare e Tessere
Per Ogni Gente
Che da me và e da me viene
Senza Tempo, Senza nome, Senza Colore, Senza Confini,
Senza denaro.
In nome del Leone dell’Anima Mia e
Dello Spirito Eterno. 
Così Sarà.»


Immaginate una donna di 58 anni, volto mediterraneo dai tratti decisi e dall’espressione volitiva, mentre in una notte di primavera inoltrata si immerge al chiarore della luna nelle acque di Sant’Antioco, un’isola nell’isola di Sardegna, collegata alla terraferma da un antico ponte di origine fenicia. Immaginatela mentre lo fa senza usare né bombole da sub né pinne, con la stessa abilità di un pescatore di perle della Polinesia. Siamo a sud-ovest, nella regione del Sulcis-Iglesiente, in un territorio ricco di storia diviso fra il borgo di Sant’Antioco, il più popoloso e sorto sulle rovine dell’antica città fenicio-punica di Sulci, e quello di Calasetta, secondo centro abitato più importante dell’isola, a sua volta circondata da due isolotti disabitati, detti, il più lontano, Il Toro, e il più vicino alla costa, La Vacca, affiancato quest’ultimo da uno scoglio denominato Il Vitello. In queste acque Chiara si immerge a 13 metri di profondità per raccogliere i bruni filamenti prodotti da un mollusco: la Pinna Nobilis. Con essi ottiene quella “seta” del mare che utilizzerà per creare tessuti e ricami, ormai presenti in alcuni dei più importanti musei del mondo; manufatti che, a parte la finezza di ogni dettaglio, hanno la particolarità, se esposti alla luce del sole, di assumere una magica aura dorata. Il filo di bisso sembra infatti giocare con la luce, mostrandosi color bronzo in penombra, color oro se illuminato e quasi invisibile se esposto in controluce.


Chi ha avuto occasione di conoscere Chiara la descrive materna e accogliente e conserva di lei l’immagine di una Penelope dei nostri tempi, intenta al telaio di tipo mesopotamico su cui lavora per portare a compimento quella che per lei è una ‘missione’, e non per ingannare l’attesa di un Ulisse di cui non ha bisogno dato che la protagonista del mito è lei e soltanto lei. Le sue mani, ora lentamente ora velocemente, sfiorano sapienti quella fibra che la tradizione popolare definisce ‘seta marina’ o ‘capelli d’angelo’, ossia quei sottilissimi filamenti che la Pinna Nobilis, la più grande conchiglia del Mediterraneo, produce con estrema lentezza. Questo mollusco è stato dichiarato a rischio di estinzione nel 1992, e quindi protetto, da quando una dissennata pesca a strascico ne aveva messo a repentaglio la sopravvivenza. E’ un bivalve che può superare la lunghezza di un metro e si trova nelle praterie di alga ‘posidonia’ che circondano l’isola di Sant’Antioco dove l’animale è tornato a prosperare grazie a una raccolta del bisso che non prevede più la sua uccisione.


Chiara infatti, nelle sue immersioni si limita a resecare con un piccolo attrezzo tagliente parte di quei filamenti, riportandone a galla poche centinaia di grammi dopo centinaia di immersioni. Pescatrice e vestale di una tradizione di cui custodisce gelosamente i segreti, raccoglie questo regalo del mare generato dal continuo movimento delle valve di un mollusco che nel suo involucro – madreperlaceo all’interno e scabro all’esterno – produce anche fragili perle colorate oltre a celare la ghiandola setacea all’origine dei preziosi filamenti. Ecco come Chiara descrive tale magico processo naturale: “Di tanto in tanto la Pinna secerne una bava a base di cheratina che a contatto con l’esterno si solidifica. Ha l’aspetto di una barba grezza e incolta, ma portata dal buio alla luce si trasforma in bisso, un vello d’oro soffice e biondo con cui venivano tessute e ricamate le vesti pregiate di re e sacerdoti. Ne parla anche la Bibbia che cita il tessuto degli abiti di re Salomone e della regina Ecuba, così come ne ha parlato Aristotele. Più sottile di un capello umano è mille volte più resistente, non si deteriora e non viene attaccato dagli insetti. Gli antichi caldei, egizi, greci, ebrei, lo usavano per creare i loro paramenti sacri”.
L’espressione usata da Chiara “Dal buio alla luce” è anche il titolo di un libro che la giornalista Susanna Lavazza ha scritto al termine di due anni trascorsi al fianco della enigmatica “signora delle acque”. In un’intervista, l’Autrice ha raccontato come sia progressivamente passata da uno stato di iniziale scetticismo rispetto a tutto ciò che aveva sentito dire su Chiara Vigo, ad una illuminante constatazione della veridicità di ogni minimo dettaglio: dalla raccolta del bisso in immersione, nel mese di maggio e con la luna nuova, con indosso una lunga tunica di lino e munita solo d’un paio di occhialini, delle proprie unghie e di un piccolo bisturi, alla necessità di un centinaio di immersioni a 13 metri di profondità per portare in superficie appena 3 etti di filamento grezzo trasformabili in 30 grammi di filo pulito e 18 metri di filo ritorto (è quanto ha impiegato, ad esempio, per realizzare la ‘Natività’ custodita al Museo Pigorini di Roma). Susanna Lavazza è stata anche testimone dei quotidiani momenti che Chiara dedica alla preghiera in riva al mare, all’alba e al tramonto, dei suoi canti in aramaico al cospetto delle onde, delle litanie e dei carmi magici nel misterioso linguaggio del popolo di Nur, plurimillenario abitante dei nuraghi. Ad emergere da questa irripetibile esperienza è un legame inscindibile col mare, elemento di fronte la quale è stata trasmessa a Chiara l’iniziatica arte del bisso: e all’origine di tutto un giuramento fatto sulla riva in cambio dell’acquisizione della “formula segreta della trasformazione”, ossia di quella procedura magistrale che rende malleabile e filabile la bava marina che senza l’arte di un Maestro sarebbe solo un grumo informe di filamenti.


Tutto ciò però ha richiesto delle dure prove preliminari: prove di carattere, di concentrazione, di abilità e di forza; quelle stesse prove che hanno ad esempio permesso a Chiara di resistere alle tentazioni del denaro, come nel caso dei giapponesi che le offrirono due miliardi e mezzo di lire perché vendesse loro “Il Leone delle Donne”, un arazzo ricamato con un bisso pescato da sua nonna nel 1938. “Il bisso – ammette Chiara senza rimpianti – non si può né vendere né comprare, e non soggiace alle leggi di mercato, perché è un bene collettivo: si può solo ricevere o regalare”. Diventare una ‘’vestale’’ del bisso ha però richiesto a Chiara anche l’apprendimento della pesca a mani nude, della estrazione di olii e medicamenti dalle piante, delle 124 tecniche di tintura naturale.


E’ questo dunque il mondo di Chiara Vigo, donna capace d’altro canto anche di vivere con disinvoltura la modernità del presente, gestendo rapporti con le migliaia di persone di tutto il mondo che ogni anno vanno a visitare il suo meraviglioso Museo-laboratorio del Bisso; con gli accademici che da Australia, Usa, Svizzera, Francia, Israele (in particolare rabbini paleografi ed epigrafisti), chiedono di conoscere e studiare la sua affascinante realtà; con gli studenti universitari che scelgono lei e la sua arte quali argomenti delle loro tesi di laurea. Mentre l’Italia nicchia (Chiara Vigo nel 2008 è stata nominata Commendatore della Repubblica ma i nostri connazionali che vanno a visitare il suo laboratorio sono purtroppo la minoranza), all’estero le hanno tributato il Premio ‘Un bosco per Kyoto’ quale riconoscimento per il rispetto dell’ambiente, e al tempo stesso la sua arte nel 2005 è stata dichiarata dall’Unesco ‘Patrimonio Immateriale’ dell’Umanità.
Suoi lavori di tessitura e ricamo sono esposti in musei prestigiosi come il Louvre e il British Museum, mentre una preziosissima cravatta in bisso regalata al presidente statunitense Bill Clinton si trova oggi custodita nel Museo Nazionale di Washington. Grata, ma incurante, di tanta notorietà internazionale, Chiara Vigo – immersa fra gli oggetti del suo laboratorio ospitato in un suggestivo ed austero palazzotto ottocentesco – prosegue in quella missione alla quale si sente predestinata e ricorda ancora una volta come a iniziarla e a formarla in questa mirabile arte sia stata la nonna materna Leonilde Mereu, custode degli antichi segreti della lavorazione del bisso. “Io non me ne ero accorta, mia nonna aveva tessuto dentro di me un arazzo che non si sarebbe disfatto mai”, dice Chiara con emozione. Un rapporto, quello di Chiara con la preziosa fibra, che inizia prestissimo e che la vede già a 4 anni intenta a filare, mentre a 13 è già in grado di manovrare l’enorme telaio per la tessitura.

Il suo museo, il cui ingresso e gratuito, entro un mese rischierà di venir chiuso per volere dell'Amministrazione Comunale. Sostengono che il locale sia inagibile: in realtà il locale è bellissimo e perfetto, molto accogliente e pulito. Non vi sono segni di cedimenti strutturali (come invece sostengono). Non ci si spiega il motivo di questa triste decisione.
 Per cui chiedo a tutti voi:
firmate questa petizione che è stata lanciata on-line da Mariagrazia Cucinotta,
a cui stanno aderendo sia persone famose che persone come me e voi, ma tutte decise a non perdere un patrimonio tanto particolare e importante.
la trovate QUI. 
Qualche secondo del vostro tempo,
la possibilità di visitare ancora il museo del Bisso.