venerdì 6 gennaio 2017

ἐπιφάνεια, epifàneia


Il termine deriva dal greco antico, verbo ἐπιφαίνω, epifàino (che significa "mi rendo manifesto"), dal sostantivo femminile ἐπιφάνεια, epifàneia (manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina) e in questo modo veniva già utilizzato dagli antichi greci per indicare l'azione o la manifestazione di una qualsiasi divinità (mediante miracoli, visioni, segni, ecc..)
Per noi è ormai il giorno della "Befana". Come ogni dea di aspetto femminile che non sia etereo e obbediente, questa è l'ennesima figura "streghizzata" nella nostra mitologia, ma che cela dietro di sè significati ben interessanti.
Il suo giorno è collocato al termine delle 12 (o 13 a seconda dei punti di vista) notti sante che corrono da Natale a, appunto, Epifania. 
E' la chiusura di un periodo di transizione, dove il vecchio tocca il nuovo e i veli tra i mondi si fanno sottili. Nell'analizzare ciò che è trascorso e trarne lezioni, si procede anche a fare predizioni per il nuovo anno. 
Ed ecco la figura della Befana. Una Dea dell'Inverno, Vecchia, molto vecchia a simboleggiare ciò che finisce. La Ruota che seguo è in piena stagione dell'aria e sta a pennello con l'immagine della Befana volante sulla scopa. La scopa simboleggia lo spazzare, il rinnovare. E' simbolo utilizzato anche per Samhain per le medesime ragioni.
Il suo volare è il muoversi sopra i campi, portando fertilità e i nuovi semi/doni per il futuro, semi che dipendono dal lavoro nell'anno trascorso. Il vecchio che continua nel nuovo.
Anche il carbone, che maliziosamente abbiamo demonizzato come "punizione per bimbi cattivi" ha tutt'altro simbolismo: trattasi delle braci del suo falò, il falò che è sopravvissuto soprattutto nel nord italia come "brusar la vecia", tristemente ed erroneamente confuso da alcuni con una rievocazione di un processo di stregoneria (di fatto in questo modo da alcuni presentato ufficialmente). 
Il falò è la vecchia che, come una fenice, brucia per rinascere. E' la vecchia che rinasce "sempre vergine", di nuovo fanciulla, per iniziare il nuovo ciclo.
Ecco che il carbone è un dono del vecchio anno da riportare nel nuovo anno, che poi confluirà nel nuovo falò in un ciclo continuo di morte e rinascita.
Nei doni delle calze continua la tradizione del suo essere dispensatrice di beni.


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