lunedì 23 aprile 2012

Chòra tu Vùa / Bova


Venerdi 27 tornerò da Ste e la settimana dopo a casa mia.
Ormai manca poco....
Ma prima di partire c'era un posto che attendeva di essere visitato,
così adesso vi parlerò di
Bova (Chòra tu Vùa in greco di Calabria) che è un comune italiano di 462 abitanti della provincia di Reggio Calabria.
Il piccolo paese è considerato capitale culturale della Bovesìa, quindi della cultura greca di Calabria.
Bova ha origini molto antiche come testimoniano rinvenimenti di armi silicee dell'epoca neolitica, ritrovate numerose nel territorio. Anche dentro l'abitato, nel perimetro del castello, furono rinvenute schegge di ossidiana, attestanti il commercio primitivo che gli abitanti delle isole Eolie intrattenevano con i popoli vicini a partire dal IV millennio a.C. Pertanto le rocche del castello ospitarono sicuramente un insediamento umano di età preistorica. E ancora i numerosi frammenti vascolari, con disegni a meandro, ad impasto lucido nero, di fattura certamente greca, del primo periodo di colonizzazione, comprovano l'antica esistenza di abitazioni nella zona del castello e documentano i vari insediamenti umani nel corso dei secoli.
Tra le popolazioni preistoriche che abitavano le rocche e le caverne di Bova vi furono gli Ausoni, dediti soprattutto alla pastorizia, che furono poi assoggettati dai coloni greci.
Ecco qualche foto:


...E ora che sapete qualcosa di Bova, non posso non parlarvi di un viaggiatore e del suo libro:
Edward Lear





Tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XX , numerosi viaggiatori stranieri, soprattutto inglesi, visitarono la Calabria spinti dalla curiosità di conoscere i luoghi della Magna Grecia e le bellezze paesaggistiche. Dai loro racconti, diari e articoli nasce la “Letteratura di Viaggio” che, strettamente legata al
mito romantico del brigantaggio, ha il suo apice nell’Ottocento. Le descrizioni dei luoghi sono spesso accompagnate da una ricca iconografia. Il viaggio, intrapreso con lo scopo di conoscere luoghi, costumi, tradizioni, opere d’arte fino ad allora ignoti, viene riversato in opere che testimoniano le diverse realtà calabresi e che attualmente hanno una valenza storica oltre che artistica e letteraria. Lo scrittore e artista Edward Lear (1812-1888) fu anche un grande viaggiatore, si stabilì a Roma nel 1841 e da lì iniziò a viaggiare per l’Italia. Nell’estate del 1847 intraprende insieme a John Proby un viaggio in Calabria che sarà documentato nel suo “Journals of a landscape painter in Southern Calabria” pubblicato nel 1852. Il viaggio svoltosi dal 25 luglio al 5 settembre 1847, è compiuto a piedi, condizione fondamentale per fare “sempre ciò che ci piace, ammirare o fermarci per disegnare, senza alcuna regola precisa” come scrive lo stesso autore. Lear parte da Reggio e ritorna a Reggio dopo aver visitato l’entroterra e la costa della provincia. Motta, Bova, Condofuri, Staiti, Bovalino, Roccella ma anche Palmi, Scilla, Villa San Giovanni, sono paesaggi suggestivi ed evocativi che Lear visita con il suo compagno di viaggio, la guida locale Ciccio e il suo asino. I suoi racconti, le sue cronache del viaggio, narrano la realtà sociale e culturale dei luoghi visitati e i suoi disegni, che riflettono lo stile del tempo per l’accuratezza dei particolari e dei dettagli, rispecchiano luoghi e paesaggi com’erano esattamente, aggiungendo un valore artistico all’opera narrativa. Il Diario di Lear offre un quadro realistico delle condizioni del sud della Calabria nel periodo del Risorgimento. I paesaggi contrastanti dall’asprezza delle montagne alla dolcezza delle coste, sono colti dal viaggiatore a cui non sfugge che tale asprezza e dolcezza caratterizzano anche il popolo calabrese. Lear coglie anche i timori e le agitazioni che cominciavano a emergere anche in provincia e che sfoceranno nei moti rivoluzionari di Reggio alla fine di agosto e che lo costringeranno ad interrompere forzatamente il suo viaggio. Ecco Bova in una delle sue illustrazioni:

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